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ALZHEIMER, RICERCA D’AVANGUARDIA DEGLI OSPEDALI RIUNITI DI FOGGIA | La Gazzetta di San Severo
Comunicati

ALZHEIMER, RICERCA D’AVANGUARDIA DEGLI OSPEDALI RIUNITI DI FOGGIA

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L’approfondito studio di ricerca nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer (AD) effettuato presso gli Ospedali Riuniti di Foggia è stato tra i contributi più apprezzati al XIV Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare (AIMN), tenutosi di recente presso il Palacongressi di Rimini. Il Congresso costituisce l’appuntamento biennale dei maggiori esperti del settore ed esprime l’attenzione e la tenacia che l’AIMN dedica alla formazione e all’aggiornamento. Nel corso del Congresso sono stati presentati i risultati dello studio di ricerca incentrato sull’utilizzo della PET con β-Amiloide nei pazienti affetti da Malattia di Alzheimer (AD) effettuato dalla dr.ssa ELENA CARAPELLE, Dirigente Medico della Struttura Complessa di Neurologia Ospedaliera degli “Ospedali Riuniti” di Foggia, e dal dr. SERGIO MODONI, Direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare del Policlinico di Foggia, in collaborazione con il dr. CIRO MUNDI, Direttore della Struttura Complessa di Neurologia Ospedaliera, e con il prof. CARLO AVOLIO, Direttore della Struttura Complessa di Neurologia Universitaria. Alla luce di questi importanti risultati, lo tale studio è stato citato negli “highlights” del Congresso tra i contributi più apprezzati dell’intero evento scientifico. Una delle principali priorità nell’agenda sanitaria dell’Unione Europea è migliorare l’accuratezza della diagnosi specie in fase precoce e identificare trattamenti efficaci per le malattie neurodegenerative ed in particolare per la malattia di Alzheimer. “L’utilizzo di questa nuova metodica determina un più corretto ed appropriato utilizzo delle risorse in una patologia di grande rilevanza sociale come la malattia di Alzheimer – ha dichiarato il dr. VITANGELO DATTOLI, Direttore Generale del Policlinico di Foggia. I risultati conseguiti nello studio permetteranno una diagnosi più precisa già nelle primissime fasi di malattia e la definizione di un piano terapeutico più appropriato”.