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Cronaca di una Passione a San Severo – film del regista Fabrizio Cattani | La Gazzetta di San Severo
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Cronaca di una Passione a San Severo – film del regista Fabrizio Cattani

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Pellicola della serata, al Cinema Cicolella di San Severo, per il Giovedì d’Essai, Cronaca di una Passione (Nella Foto), film del regista Fabrizio Cattani, ospite in sala assieme ai due attori protagonisti, Valeria Ciangottini e Vittorio Viviani.

Speciale parentesi dedicata al Progetto David Giovani, che ha visto protagonisti i giovanissimi delle scuole, chiamati a vivere un’esperienza come critici. Premiati gli elaborati di Federica L’Atrella e Alessandra Caruso dell’istituto E. Pestalozzi, come prima classificata Serena D’Agruma, del liceo classico M. Tondi, seconda nella Regione Puglia, per questo invitata a partecipare al Campus Cinema Scuola Giovani, nell’ambito del Congresso Nazionale Agiscuola, che si terrà a Roma.

Si respira complicità tra i tre, attori e regista, reduci di una lavorazione felice, con un’estrema coscienza del proprio lavoro. Cattani diventa il testimone del labirinto della vita, del dolore e delle narrazioni semplici.

Cronaca di una Passione non

è una storia da guardare, ma è una tragedia quotidiana da vivere e assorbire, è l’emblema di una cronaca ossessiva, ma mai così odierna. I due protagonisti, di mezza età, vivono l’incubo di perdere ogni pezzo della propria esistenza, dalla casa di sempre all’attività lavorativa, sotto il peso di «Uno stato assente e strozzino, una burocrazia che uccide le piccole e medie imprese», racconta il regista. I suicidi crescono, all’inizio destabilizzanti, poi se ne parla sempre meno anche sui giornali ma, in silenzio, i numeri delle tragedie di vita crescono, sotto l’occhio assente di chi alza veli di indifferenza.

Così Cronaca di una Passione arriva dritto come un treno, con una recitazione espressiva e pacata, la delicatezza di entrare nel cuore in punta di piedi. Lavoro sicuramente reso più semplice da due professionisti magistrali, Ciangottini e Viviani, che hanno reso giustizia alle loro radici teatrali, portando sul grande schermo quello che viene spontaneo definire un contemporaneo dramma borghese.

Ed è da grandi professionisti osare con un tema fortissimo, scommettendo con un’autoproduzione, ma con una grande coscienza ed un inestimabile senso di responsabilità, verso un tema così tanto consumato, ma che andrebbe solo accarezzato con rispetto. È la lotta di chi urla alle orecchie sorde, di chi combatte contro i muri dell’indifferenza. Ci si sente pervasi da un senso di vuoto ed impotenza. E forse è questo schiaffo dritto in faccia l’obiettivo vero della narrazione, quel famoso movereanimum, che è più di una commozione, è persuasione ad una riflessione personale perché, in fondo, siamo tutti Giovanni e Anna.

Francesca Romagnuolo