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LA FESTA DI SAN SABINO A TORREMAGGIORE | La Gazzetta di San Severo
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LA FESTA DI SAN SABINO A TORREMAGGIORE

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La Festa di SANSABINO , a Torremaggiore, generalmente viene celebrata dal primo Sabato al Lunedì successivo del mese di Giugno, tranne se eventi di natura secondaria ne posticipino la data, come quest’anno è accaduto per la ricorrenza del 2 Giugno e le operazioni elettorali.

Una grande Festa, nata 187 anni fa, a cui, oltre al Sacro Rito della Processione, si accompagna un’interessante Fiera per promuovere l’agricoltura, l’antiquariato ed il commercio di generi vari, tra cui i prodotti tipici.

Si tratta di una Fiera che è addirittura risultata candidata, quale PATRIMONIO DELL’UMANITÀ A PARIGI CON LA TRANSUMANZA.

Una Festa che può contare su un Comitato Organizzativo che si è distinto nel corso degli anni per il suo operare sempre attivamente per realizzarla.

Un momento importante inoltre, per una cittadina come Torremaggiore, bisognosa di ripresa e di crescita economica, data la magrezza dei nostri tempi…

Ma chi era SAN SABINO e perché è diventato il Patrono di Torremaggiore?

Visse ben 105 anni, tra il 461 ed il 566 d. C. Per circa 80 anni fu Sacerdote e per 52, Vescovo di Canosa. “Venne riconosciuto Patrono di Torremaggiore con una bolla emanata nel 1216 da Papa Onorio III. Una sua reliquia fu dapprima conservata nell’omonima Chiesa distrutta dal terremoto del 1627 e mai più ricostruita. Dopodiché tale reliquia venne trasferita nella  Chiesa di S. Maria della Strada, la quale tuttora ospita la statua del Santo in abiti vescovili bianchi e verdi e che si porta in processione“.

SAN SABINO era legato da una profonda e fraterna amicizia con SANBENEDETTO, da cui ereditó il culto dell’ORA ET LABORA e  lo aiutò a promuovere la fondazione del Monastero di Montecassino.

I Monaci Benedettini gli erano riconoscenti e, dato che  Torremaggiore ha avuto origine dal Casale del Monastero di Terra Maggiore frequentato dagli stessi Monaci che importarono il culto del Santo, accadde che divenne il Patrono della Città.

A SAN SABINO venne attribuito il prodigio di aver salvato  Canosa di Puglia dal saccheggio degli Ostrogoti, capeggiati da TOTILA. Questi nel 548 volle mettere alla prova le capacità profetiche del Vescovo, ormai diventato anziano e cieco. Si finse allora suo servitore e gli offrì un calice di vino, ma ne risultò vano il tentativo… Dopo ancora, un arcidiacono geloso, tentò di avvelenare il Vescovo Sabino ed invece morì lui al posto suo.

Ho voluto approfondire ulteriormente la vita del Santo, con l’aiuto di Don RenatoBORRELLI, Parroco della Chiesa “Gesù Divino Lavoratore” di Torremaggiore.

Durante l’Omelia che ha tenuto Sabato 15 Giugno, si è soffermato sulla MissionePastorale di SAN SABINO.

Egli ha svolto questa sua Missione in tempi non certo facili. Curava il suo gregge; fu costruttore di Chiese ed edifici, ma la sua azione, modellata sull’ORA ET LABORA di San Benedetto, si estese oltre i confini della Chiesa che era in Italia e venne scelto tra tanti Vescovi a rappresentare, per ben due volte, il Papa presso la Chiesa di Costantinopoli“, ha enunciato Don Renato, tracciando il quadro storico del periodo in cui il Santo visse.

Il Vescovo SABINO non solo riuscì a far risparmiare dalla barbarie la città di Canosa, ma intervenne  misteriosamente per salvare Torremaggiore dalla peste. Fu un ‘defensor civitatis‘ dedito anche, com’è il compito dei Vescovi, alla cura della vita spirituale dei cittadini, promuovendone l’elevazione sociale e SALVAGUARDANDO IL CREATO, allora devastato dalle incursioni barbariche“, ha continuato Don RenatoBORRELLI, estendendo tale INTERESSE ALLA SALVAGUARDIA AMBIENTALE del nostro PIANETA. Ha quindi ricordato l’opera della piccola Greta, ricevuta da PapaFrancesco che si è congratulato per la sua attività in difesa dell’Ambiente. Ma fu proprio il Papa già nel 2015, a richiamare l’attenzione a livello mondiale, raccomandando agli Uomini:

OCCORRE UNA SANA COSCIENZA DELLE PROPRIE AZIONI. BISOGNA RISPETTARE LA NOSTRA MADRE TERRA, SENZA SENTIRCI AUTORIZZATI A SACCHEGGIARLA E A DETURPARLA!“.

Papa Francesco aveva operato quindi un vero e proprio “RICHIAMO ETICO“, dicendo: “Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede e dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale, finisce di metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca nuove forme di violenza e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente“.

SAN SABINO dunque come Papa Francesco e come ogni Vescovo ed a sua volta ogni Pastore del popolo di Dio; tutti portatori del messaggio perenne e sempre giovane di Gesù, l’unico che con il suo Spirito può tenere desto l’impegno spirituale che è cura di se stessi, crescita della coscienza etica, sociale o comunitaria“, l’invito alla riflessione dall’Omelia di Don Renato, per una BUONA COMUNE CONDOTTA DI VITA DI TUTTI GLI UOMINI VERSO TUTTO IL CREATO.

  Elisabetta Ciavarella