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L'AUTISTA DEL TIR DELL'INCIDENTE COI DODICI MORTI DI FOGGIA: "UNA TRAGEDIA INEVITABILE" - La Gazzetta di San Severo
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L’AUTISTA DEL TIR DELL’INCIDENTE COI DODICI MORTI DI FOGGIA: “UNA TRAGEDIA INEVITABILE”

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        di  GIORGIANA  CRISTALLI

“Stanotte non ho chiuso occhio. Via via i dolori delle ferite crescono e, con i dolori, anche la consapevolezza di quello che è successo. Ma è stata una tragedia inevitabile, vista la dinamica”: è il racconto all’ANSA di ROCCO ABATE, il conducente del TIR che, vicino Foggia, si è scontrato contro un furgone carico di braccianti con la conseguente morte di 12 lavoratori extracomunitari. ROCCO, 57 anni, è uno dei soli tre sopravvissuti allo schianto. “Se non è un miracolo questo?”, dice, ancora frastornato. Nel violento impatto ha riportato, racconta, “alcune lesioni alle costole sul lato sinistro e contusioni a piede, ginocchio e spalla”. Per uscire dal suo TIR che si è ribaltato sulla strada statale 16, ha dovuto allargare il buco sul parabrezza ferendosi con i vetri rotti. Ricostruisce così la dinamica dell’incidente. “Il furgone – racconta – ha invaso la corsia opposta e si è venuto a scontrare con il mio camion. Nonostante da lontano mi fossi accorto che stava superando la linea bianca spartitraffico, è stata una cosa inevitabile. Ho frenato, lampeggiato e fatto tutto quello che potevo…”. L’autista del TIR è convinto che il conducente del furgone abbia avuto un colpo di sonno: “Al 99,99% dormiva. Non può essere stata una distrazione momentanea – aggiunge – perché il furgone ha camminato spostandosi verso di me per 15-20 secondi, a velocità credo sostenuta, considerando il terribile impatto che ha distrutto anche il mio TIR”. Subito dopo lo schianto, ABATE ricorda di avere perso il controllo del mezzo prima di andare a sbattere contro il muro di cemento al lato della strada. Sopravvissuto al forte impatto, ha avuto paura di morire carbonizzato in caso di incendio del veicolo. “La cabina del mio camion era rovesciata. Senza neanche rendermene conto, ho cercato di allargare con i piedi il buco che si era creato sul parabrezza, di circa 30 centimetri, per uscire al più presto dal mezzo sperando che non prendesse fuoco. Un agricoltore – racconta ABATE – mi si è avvicinato fornendomi una piccola zappa per aiutarmi a rompere il vetro”. A quel punto “le persone che erano lì – aggiunge – mi hanno fatto sedere su un muretto per verificare che fossi cosciente”. Il suo TIR era a qualche metro da lui, distrutto, mentre il furgoncino era molto indietro, fermo a centro strada, ma le dimensioni della tragedia, con 12 vittime, non erano ancora chiare. “Ho saputo solo dopo che cosa era accaduto”, spiega ancora ROCCO, che fa questo lavoro da oltre 30 anni, dal 1986. Su quella strada era passato molto spesso. “La percorro due volte a settimana”, dice, ma non vuole commentare la presenza di braccianti su trasporti irregolari o a piedi su quelle vie in mezzo alle campagne foggiane, né tantomeno la piaga del CAPORALATO. Ricorda solo che, pochi giorni prima, altri quattro braccianti stranieri hanno perso la vita in un incidente a pochi chilometri. “Non siamo noi a dover prendere provvedimenti su queste cose, ma – taglia corto – 16 morti sono davvero troppi”.

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