Tutto comincia lo scorso luglio, quando Deborah visita un appartamento nell’Alto Milanese: “Cercavo una casa in affitto, la trovo e me ne innamoro. Così mi metto d’accordo con la proprietaria che però, quindici giorni prima dell’inizio del contratto, mi manda un messaggio posticipando il tutto di un mese con scuse poco credibili. Dopodiché mi dice che non se ne fa più nulla, perché preferisce vendere la casa piuttosto che affittarla. Le rispondo che non trovo corretto cambiare le carte in tavola all’ultimo minuto e che i patti erano altri”. È a questo punto che interviene Patrizia, la madre. Lo fa a gamba tesa: “In casa mia i meridionali non devono entrare”. Non paga, prosegue scrivendo via WhatsApp per motivare la sua decisione: “Come facciamo noi del Nord, la casa se la può acquistare. Basta avere la volontà, basta rimboccarsi le maniche”.Screenshot_20190913-143749__01-2

Deborah prova a ragionare, spiegando che “l’origine non determina né la forza di volontà di una persona né la sua voglia di fare”. Ma ottiene l’effetto opposto di quello sperato. Patrizia, che si definisce “razzista al 100 per cento”, sbotta e chiude il discorso in via definitiva con un vocale con il quale chiarisce che “i meridionali sono sempre meridionali, nell’anno 2000 come nel 4000”. Alla 28enne discriminata non resta che spedire un messaggio via Facebook al capo della Lega, citato espressamente dalla proprietaria dell’alloggio per giustificare il suo razzismo: “Immagino che Salvini – si augura Deborah – si dissocerà da tutto questo visto che per lui, oggi, la distinzione tra meridionale e settentrionale non esiste più. Giusto, Matteo?”.

A dissociarsi, per ora, è solo il sindaco di Robecchetto con Induno, Giorgio Braga. Il primo cittadino governa un paese di 4.800 abitanti dove la Lega viaggia su percentuali stellari: alle Europee il partito dell’ex ministro dell’Interno ha preso il 53,5%. Braga ha incontrato le due giovani donne e ha espresso loro la solidarietà dell’intera amministrazione comunale, fissando subito un appuntamento per sabato mattina in Municipio, dove la questione sarà affrontata con calma a tavolino, alla ricerca di una soluzione. Una disponibilità significativa da parte delle istituzioni: “Mi batterò, ancora di più, contro ogni forma di discriminazione”, ha concluso Deborah. La 28enne foggiana, adesso, aspetta una risposta da Salvini.