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Quattro chiacchiere con Giacomo Piersante, assistant coach dell’Allianz ed allenatore under 16 e 18. - La Gazzetta di San Severo
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Quattro chiacchiere con Giacomo Piersante, assistant coach dell’Allianz ed allenatore under 16 e 18.

AC-Giacomo-Piersante

Prosegue l’incontro settimanale con i membri dello staff dell’Allianz Pazienza Cestistica di San Severo. Questa volta, a rispondere alle nostre domande, è stato Giacomo Piersante, assistant coach dell’Allianz ed allenatore under 16 e 18.

Giacomo veniamo ad un aspetto non marginale. La società ha pensato a te come allenatore dell’under 16 e under 18. Prima di tutto in campionato quale è il rendimento di entrambe?

Abbastanza bene, direi (ride, ndr). Per quanto riguarda l’under 16, siamo a punteggio pieno vincendo tre partite su tre. Ottimi, sono anche i risultati dei più grandi con una sola sconfitta e cinque vittorie.

Ci dici gli obiettivi personali e societari che avete sugli under?

Con la società condividiamo gli stessi pensieri; come primo scopo c’è quello di far crescere i ragazzi a livello fisico e tecnico sia individualmente che di squadra. Non abbiamo un obiettivo specifico nel senso che vige la regola del “arriviamo il più lontano possibile”. Sarei ipocrita, però, se dicessi che non voglio vincere il campionato, specialmente per gli under 16, arrivati primi l’anno scorso. Sugli under 18, vista la squadra completamente rivoluzionata rispetto alla scorsa stagione, cerchiamo di migliorarci partita dopo partita.

Ci sono responsabilità maggiori ad allenare i più piccoli o è più difficile la prima squadra, quasi obbligata a fare necessariamente bene?  

Sono due responsabilità importantissime ed entrambe difficili. Da un lato c’è l’insegnamento da dare ai ragazzi cercando di essere più chiari possibili ed efficaci nel farli crescere sotto ogni punto di vista. Dall’altra c’è la responsabilità di raggiungere un obiettivo con le dovute conseguenze che, un campionato competitivo come quello della Serie B, comporta. Dunque, due grandi difficoltà che possono e devono essere vissute nel migliore dei modi, credendo nel lavoro, avendo idee chiari e solide e cercando di essere empatici con i propri giocatori.

Piccone, Petracca, Coppola, Niro, Sentinella, Magnolia e Petrushevski sono l’emblema del pensiero di una società che guarda anche e soprattutto alle giovani generazioni. Nelle due squadre da te allenate, vedi dei potenziali campioni che la città di San Severo può lanciare definitivamente così come è stato per un tale…Walter Magnifico?

Paragonare i miei ragazzi ad un giocatore che ha fatto la storia locale e Nazionale come Magnifico, credo sia eccessivo. Sicuramente, però, ogni anno la società aggiunge tasselli importanti alla crescita del settore giovanile; lo dimostrano la presenza del macedone Petrushevski da tre anni qui, l’avermi affidato un compito così importante, insieme a Piero di Matteo, nonostante le nostre origini di certo non sanseveresi e la presenza di un allenatore super preparato come Nicolas Panizza.

Passiamo alla squadra ‘maggiore’; significativo è il momento del riscaldamento. Giorgio Salvemini seduto concentrato a guardare i suoi senza quasi mai buttare un occhio agli avversari e tu e Nicolas a stimolare i giocatori segno di una completa fiducia da parte del Head Coach? E’ cosi?

La parte del riscaldamento è fondamentale per l’approccio di una gara; lo è per i giocatori che per l’intero staff. Giorgio ne è ben consapevole ed ha la massima fiducia non solo in me e Nicolas che seguiamo l’attivazione con palla, ma anche di Del Principio e Bevere, i due preparatori atletici che guidano l’attivazione senza palla.

Una squadra lo è tale anche fuori dal campo. Cosa fate per aumentare ulteriormente l’empatia tra staff e squadra?

Credo che il segreto stia nell’ironia ed autoironia; sia durante la settimana che dopo le partite, infatti, con i ragazzi ci ‘stuzzichiamo’ attraverso battutine che smorzano tutte le eventuali tensioni.