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QUEL CAPODANNO SANSEVERESE DEL 1944 | La Gazzetta di San Severo
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QUEL CAPODANNO SANSEVERESE DEL 1944

FOTO CATTEDRALE SAN SEVERO 1944

di MICHELE MONACO

Osservate la foto((ARCHIVIO SCHOENFELD-D’INCALCI)) a corredo di questo articolo. Un documento eccezionale e toccante: nella Cattedrale di San Severo, colma di soldati Anglo-Americani, si sta celebrando il <<Te Deum>>come rito liturgico di ringraziamento per l’anno appena trascorso, Era appena terminato il 1943. La guerra divampava in Italia e in tutto il mondo. 75 anni fa giunsero nella nostra città gli Anglo-Americani e mi sono sempre chiesto come fu percepito questo avvenimento da un adolescente di allora.Ho cercato di documentarmi con la lettura di alcune pagine scritte dal compianto notaio DINO ORSI (raccolti nel suo prezioso libro “C’era una volta…San Severo”). Pagine dalle quali si evince (come lui stesso racconta da adolescente) della presenza di soldati che venneroaccolti in città alla stregua dell’arrivo del Settimo Cavalleggeri del generale CUSTER. Racconta il giovanissimo DINO ORSI che tra settembre ed ottobre del 1943gli Anglo-Americani requisirono (per adibirli ad alloggi per ufficiali) dei palazzi di note famiglie della grande borghesia sanseverese quali: MASSELLI, LA MONACA, DI FAZIO, MASCIA, CASILLO, FRACCACRETA, RECCA, TROTTA, DE LUCRETIIS. Il resto delle truppe si dislocarono e utilizzarono gli edifici scolastici come la scuola ROSA MALTONI, l’edificio scolastico UMBERTO PRINCIPE DI PIEMONTE,l’ex monastero SAN BENEDETTO, il Liceo classico TONDI ei locali della Chiesa della Libera (poi prima sede della PALMIERI). Furono requisiti gli alberghi di allora come il MODERNO e l’albergo ITALIA per farne dei circoli militari. Furono requisiti inoltre i locali dei cinema PATRUNO, IDEAL, UMBERTO e EXCELSIOR.Quel ragazzino di ALEARDO detto “DINO” poi si ricorderà di certe mattine nelle quali potevano condividere la colazione degli americani fatta con latte in polvere e dei biscotti racchiusi in scatole metalliche. Ma l’adolescente DINO ORSI porta alla commozione quando racconta che al latte americano in polvere non riuscì mai ad abituarsi perché aveva bevuto spesso il latte acquistato nelle stalle della famiglia CASTELLI, residente presso la Chiesa di Santa Lucia.<<Lo bevevo senza bollirlo per non alterarne il sapore>>.Con questa magnifica e genuinaespressione scaturita dalla memoriadel compianto notaio ORSI, si può forse comprendere quanto fosse saporito e apprezzato quel latte nostrano e cosa provava di tanto importante un ragazzino sanseverese in quel lontano e freddo inverno del 1943.Sarebbe interessante conoscere l’opinione di qualche giovane Lettore o Lettrice d’oggi che legge queste righe mentre consuma la prima colazione a base di yogurt e cornetto ai cinque cereali.