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SFRECCIAVA AD OLTRE 180 KM ALL’ORA, SU UNA STATALE, L’AUTOMOBILISTA CHE HA TRAVOLTO E UCCISO KOSTADIN STRAHILOV SULLA “SOLITA” SS16 | La Gazzetta di San Severo
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SFRECCIAVA AD OLTRE 180 KM ALL’ORA, SU UNA STATALE, L’AUTOMOBILISTA CHE HA TRAVOLTO E UCCISO KOSTADIN STRAHILOV SULLA “SOLITA” SS16

sentenza

Il Pm di Foggia titolare del procedimento penale per la morte del bracciante bulgaro ha chiesto il rinvio a giudizio per l’investitore, che procedeva ad una velocità “folle”

Viaggiava a una velocità “folle”, compresa tra i 168 e i 184 km all’ora, il doppio del limite, l’automobilista che il 4 marzo 2017, a Lesina, ha travolto e ucciso Kostadin Strahilov, l’ennesimo bracciante straniero “falciato” sulla Statale 16: la vittima, di nazionalità bulgara, aveva appena 46 anni. E’ quanto emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio dell’investitore firmata il 22 settembre dal Pubblico Ministero della Procura di Foggia titolare del procedimento penale per omicidio stradale, la dott.ssa Paola De Martino: richiesta in relazione alla quale il giudice, dott. Carlo Protano, ha fissato l’udienza preliminare per il 17 ottobre, alle 9, presso il Palazzo di Giustizia di viale I Maggio.

Strahilov, nato nella città bulgara di Razlog, era uno dei tanti emigrati dall’Europa dell’Est giunti in Puglia in cerca di lavoro e occupati nei campi: viveva a Lesina in un alloggio in via Ripalta che condivideva con due dei suoi quattro fratelli, i quali, per ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Sabino De Benedictis, si sono affidati tutti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni topologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha preso a cuore questo come altri casi di utenti deboli della strada travolti sulla SS16.

Quella maledetta sera, verso le 21.30, il quarantaseienne procedeva in bicicletta, con direzione Termoli-San Severo, lungo la Statale, tristemente nota per le tante persone, soprattutto stranieri, investiti e uccisi, “complici” anche le sue precarie condizioni di sicurezza, a partire dall’illuminazione praticamente inesistente. Giunto all’incrocio denominato Ripalta, al km 622,400, il ciclista avrebbe attraversato la carreggiata di marcia dovendo immettersi sulla Provinciale 37 in direzione Lesina, ma proprio in quel mentre sopraggiungeva come un missile, nell’opposta direzione, San Severo-Termoli, una Audi A6 condotta da A. S. R., (oggi) 31 anni, di Torremaggiore, che lo ha centrato in pieno.

Che l’automobilista, che peraltro non ha neppure accennato ad una frenata – non è stato rilevato sull’asfalto alcun segno, neanche di scarrocciamento – procedesse a velocità particolarmente sostenuta lo si era intuito subito: la vettura si è fermata a duecento metri dal punto d’impatto e il corpo del povero bracciante, deceduto praticamente sul colpo a causa delle devastanti lesioni cranico-encefaliche e toraco-addominali, è stato orrendamente mutilato e tranciato in più punti. Ma la perizia cinematica sulla dinamica e sulle cause del sinistro affidata dal Sostituto Procuratore a un proprio consulente tecnico, l’ing. Luigi Ficarelli, ha portato a delle conclusioni che vanno anche oltre. Motivando la sua richiesta di rinvio a giudizio per il reato di omicidio stradale a carico di A. S. R, il Pm scrive che l’imputato “cagionava per colpa il decesso di Strahilov Kostadin con violazione delle norme della circolazione stradale; e ciò in quanto alla guida dell’autovettura Audi percorreva la SS16 Adriatica Foggia-Pescara con direzione Pescara viaggiando ad una velocità di percorrenza compresa tra 168 km/h e 184 km/h, superiore al limite di velocità imposto per il tratto di strada percorso – pari a 90 km/h – e non consona all’orario notturno e alle caratteristiche della strada (prossimità a intersezione canalizzata)”.

Un incidente determinato dunque, in via prevalente, dalla totale violazione degli articoli del codice della strada, il 141 e 142, relativi ai limiti di velocità, “con l’aggravante – conclude la dott.ssa De Martino – di aver commesso il fatto procedendo su strada extraurbana ad una velocità superiore di oltre 50 km/h rispetto a quella massima consentita”. Studio 3A in passato aveva pubblicamente sollecitato interventi di messa in sicurezza sulla SS16, ma a fronte di una condotta di guida tanto incosciente, spericolata e sprezzante della vita altrui, neanche una strada super-sicura e ben illuminata avrebbe con ogni probabilità evitato la tragedia.

A maggior ragione quindi i quattro fratelli della vittima, assistiti da Studio 3A, chiedono giustizia per il proprio caro: dopo la richiesta di rinvio a giudizio si aspettano ulteriori risposte dall’udienza preliminare del 17 ottobre e confidano che il processo si concluda con una pena esemplare per l’investitore.