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TUTTA L’ITALIA REPUBBLICANA NELLA CONFERENZA SU ALDO MORO AL FRACCACRETA DI SAN SEVERO. - La Gazzetta di San Severo
Comunicati

TUTTA L’ITALIA REPUBBLICANA NELLA CONFERENZA SU ALDO MORO AL FRACCACRETA DI SAN SEVERO.

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di Alessandro M. Basso (Addetto-Stampa dell’I.T.E.S. “Fraccacreta”)

Ricercare e vivere all’insegna dell’etica, del diritto e della verità: questo è il messaggio centrale dell’interessante Conferenza, rientrante nel quadro delle attività previste dal progetto “Moro vive”,  tenutasi lo scorso 4 dicembre presso la biblioteca dell’I.T.E.S. “A. Fraccacreta” di San Severo. Presenti all’importante momento formativo il dirigente scolastico prof.ssa Filomena Mezzanotte e la professoressa Anna Sessa, referente dell’evento, ed altresì i docenti Mirella Manzaro, Leonardo Mascolo, Lia Perna e Valter Presutto. Obiettivo del progetto, organizzato dal Consiglio regionale della Puglia (det. dirig. 18-07-2018 n. 59) d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale della Puglia in occasione del quarantesimo anniversario dell’assassinio dell’On. Aldo (Romeo Luigi) Moro, mantenere viva la memoria e diffondere il pensiero dell’On. Moro, classe 1916, eminente docente di Diritto penale all’Università di Bari, membro dell’Assemblea Costituente del 1946 e del Parlamento per ben sette legislature.

Relatore all’incontro formativo, cui hanno partecipato gli studenti frequentanti le classi quinte dell’Istituto Fraccacreta, l’On. Gero Grassi, introdotto dalla Dirigente Mezzanotte, il quale ha trattato, con magistrale chiarezza espositiva e fluidità linguistica, il tema del rapimento e dell’uccisione dell’On. Moro.

La storia di Aldo Moro– ha dichiarato l’On. Grassi- coinvolge la storia della Repubblica, della Costituzione, della democrazia per come noi la conosciamo: comprende, quindi, la vita del Nostro Paese quando si potevano contare, sulle dita di poche mani, i televisori, quando il sogno di noi italiani era comprare un frigorifero e non l’automobile, quando per viaggiare in treno da Foggia a Parigi ci volevano passaporto e ben due giorni e quando la scienza non aveva ancora scoperto il valore del dna in termini di prova”.   

Varie, insomma, le personalità pubbliche, peraltro di spessore, che hanno incrociato, a vario titolo, le vicende, politiche ed umane, di Aldo Moro, rapito il 16 marzo 1978, data in cui venivano uccisi gli uomini della scorta (Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi), e ritrovato, successivamente, il 9 maggio: da Segni, Saragat, Andreotti, Cossiga e Tina Anselmi sino al generale Dalla Chiesa, al giudice Imposimato, al Cardinale Siri e, persino, a Renzi.

 “Il mio impegno ad occuparmi del caso Moro– ha affermato l’On. Grassi- è sorto quando mi volevano far credere che Parigi era la capitale della Germania: la verità è, infatti, uno dei principali valori su cui deve fondarsi una comunità e, quindi, ancor più lo Stato. La verità, di cui l’On. Moro era preciso interprete, è anche la base della cultura ed è grazie all’impostazione politico-culturale del secolo scorso che, oggi o meglio dal 1948, possiamo parlare di libertà e di diritti. Ciò nonostante, Moro è stato l’obiettivo di un’Italia che ha guardato al passato mentre egli ha delineato, in realtà, il futuro: l’eredità morale e sociale che ci ha lasciato l’On. Moro è, infatti, quella per cui le caratteristiche di ciascun individuo sono differenze e non difetti ed, al tempo stesso, non costituiscono motivo di discriminazione, quella per cui la democrazia è un punto di partenza e non di arrivo, quella per cui non bisogna generalizzare e quella per cui il passato sprigiona sempre una certa influenza sul futuro”.

Anche se la storia nei minimi dettagli resta non lontana da probabili oscurità, ora, con la desecretazione dei documenti inerenti il caso Moro, è possibile inquadrare, meglio, il contesto socio-politico precedente l’assassinio.

Negli anni ’70, in Italia, siamo in piena epoca stragista– ha continuato l’On. Grassi- e, negli U.S.A., Kennedy è stato già assassinato: da alcuni documenti Rai, ritrovati successivamente, lo stesso Aldo Moro parla di atteggiamenti duri e, persino, minacciosi, nei confronti della propria linea politica di apertura verso la Sinistra, da parte degli USA nella persona dell’allora segretario di Stato Kissinger. Anche questi elementi fanno ipotizzare che il progetto del medesimo Onorevole Moro, inerente la democrazia dell’alternanza e l’Europa dei popoli con il superamento di Jalta, fosse inviso a molti e non avrebbe dovuto compiersi. Come detto da Carlo Bo, possiamo rubricare il delitto Moro come delitto di abbandono”.      

Pluralismo, educazione, rispetto delle idee altrui: queste le possibili “soluzioni” suggerite, in vita, dall’On. Moro e che, anche oggi, possiamo riproporre come veri valori per ogni tempo: tutto questo conduce, però, ad un netto, incondizionato e permanente rifiuto e disprezzo verso la violenza e le Mafie.

 “La drammaticità della vicenda dell’On. Moro– ha concluso l’On. Grassi- deve spingere, ciascuno, a riflettere in modo autentico e profondo sul valore della politica, del fare comunità, dei diritti e dei doveri per conferire il giusto senso anche alla vita: più che inseguire le velleità illusorie e peraltro pericolose del potere, bisogna praticare la verità, atto già in sé rivoluzionario ed in grado di far superare le paure umane. Auspico nella forza morale dell’istruzione, che l’On. Moro considerava un investimento e non un costo per lo Stato, per svegliare ed illuminare le coscienze affinchè si possa vivere nella giustizia e con un nuovo senso del dovere: in questo, i giovani rappresentano la leva del tempo e la speranza del domani”.

Umanità e cristianità le strade da percorrere, unitariamente, ogni giorno ed ogni momento, sull’esempio dell’On. Moro.