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2015, L’ANNO CASIGLIANO

di MICHELE MONACO

Il 2015 poteva e doveva essere l’ANNO CASIGLIANO. Un anno che una San Severo meno distratta avrebbe dovuto dedicare alla memoria dell’uomo, dell’educatore, dello scrittore che ha “cantato”la bellezza della Capitanata attraverso le storie individuali e collettive del suo popolo portandolealla ribalta della Letteratura nazionale. Le scuole, le associazioni, le Istituzioni, non hanno dato vita sinergicamente ad una articolata riflessione e approfondimento da dedicare all’ illustre concittadino NINO CASIGLIO (nella foto) nel ventesimo anniversario della sua scomparsa.Penso concretamente ad un ciclo di conferenze con gli alunni dell’ultimo anno delle scuole superiori, all’ istituzione di borse di studio,ad un investimento di risorse per la ristampa dei romanzi più apprezzati, al coinvolgimento dell’Università di Foggia, ad una solenne commemorazione a Palazzo Celestini.Proporre alle nuove generazioni e ri-proporre ad un quadro politico cittadino (mutato profondamente nel tempo) la figura e il modello culturale di un intellettuale come il prof. CASIGLIO, avrebbe potuto innescare un circolo virtuoso nel tessuto di una città che nel corso degli ultimi vent’anni ha smarrito il valore della convivenza civile, della propria identità, del proprio decoro. Lo diciamo senza polemica verso qualcuno, ma una comunità che non è attenta alla propria memoria, che con conosce le proprie radici, produce dei “mostri”che portano dritto verso una comunità senza volto, senza un’anima, che vive in una terra “di mezzo”. Questa deriva il prof. CASIGLIO l’aveva intuita quando fece dire ad uno dei personaggi dei suoi romanzi questa amara constatazione: <<CIÒ CHE DOVEVA ESSERE CONSERVATO LO ABBIAMO PERDUTO, CIÒ CHE DOVEVAMO PERDERE LO ABBIAMO CONSERVATO>>. Ma possiamo allontanare questo sentimento di rassegnazione e darci una speranza citando lo stesso CASIGLIO quando non si arrende alle ragioni di un modello negativo-anche se vincente- quando afferma con orgoglio la sua profonda convinzione che…<<non è vero che lo sconfitto ha senz’altro torto e il vincitore automaticamente ragione>>.

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