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3 marzo 1942: muore in prigionia, a Nairobi, il Duca d’ Aosta Amedeo di Savoia.

3 marzo 1942: muore in prigionia, a Nairobi, il Duca d’ Aosta Amedeo di Savoia.
Per suo espresso desiderio, fu seppellito a Nyeri, in Kenia, tra i suoi 676 soldati.
Muore l’ Eroe dell’ Amba Alagi, colui che ebbe dagli Inglesi l’ Onore delle Armi.
Non voglio assolutamente difendere le motivazioni di una guerra ingiusta, voluta dal fascismo, che causò lutti e tragedie immani, una guerra che va assolutamente condannata, così come va condannato senza esitazione alcuna il fascismo, il nazismo ed ogni altro totalitarismo.
Anzi, il ricordo di un Gentiluomo, – che, per indomito spirito cavalleresco, suscitò nel nemico rispetto ed ammirazione – non vuole essere esercizio di vaniloquente retorica, ma spunto di riflessione per l’oggi. Si, certamente : per i nostri giorni.
Presto detta la ragione: incontrovertibile, incontestabile, tanto evidente che solo l’indifferenza alla quale siamo ormai adusi potrebbe negare.
Quando il Duca d Aosta morì, gli Inglesi, unilateralmente dichiararono tregua ed invitarono lo Stato Maggiore del Regio Esercito ad inviare per i funerali una delegazione per la partecipazione alle esequie.
Lo Stato Maggiore Italiano accettò.
Gli Inglesi, inoltre, permisero ai soldati Italiani prigionieri di assistere al rito esequiale, senza restrizioni. Tutto avvenne secondo l’antico Codice d’ Onore, quello che è sempre in vigore tra gli Uomini degni di essere definiti tali, anche in guerra, anche quando tutto è una immensa tragedia.
Accade questo anche oggi, in tempo di “pace”? Vi è rispetto per l’avversario, oggi, nella politica, quando si usano i social per diffamare, calunniare, abbattere chi la pensa in modo diverso?
La risposta è, purtroppo, nei fatti, qualora si vogliano vedere.
Togli l’Onore all’uomo ed abbiamo la bestia; togli il rispetto nella dialettica ed abbiamo la più volgare delle violenze.
Possa il ricordo di un evento, di uomini che vollero rimanere Gentiluomini, nonostante la guerra, illuminarci nel nostro operare.
Ciascuno per la sua parte, ciascuno con le proprie idee, ma nel rispetto di quella umanità che ci distingue, per dignità, dalle bestie.

Avv. Dario de Letteriis

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