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8 Marzo : il Giorno della Donna.

La ricorrenza dell’8 marzo, commemora il giorno in cui molte operaie americane morirono nell’incendio della loro fabbrica. Questo tragico episodio è il simbolo della storia delle vicende delle iniquità , delle storture, che dall’inizio del mondo , tutte le società hanno perpetrato contro la donna.
” Dal rapporto tra l’uomo e la donna, si può giudicare l’intero livello della civiltà dell’uomo “. Così scriveva Carlo Marx nel 1844.
La presa di coscienza della questione femminile come questione sociale, nasce con la Rivoluzione Industriale , ma già nel ‘700 si era levata la protesta contro lo stato di subordinazione in cui leggi e costumi tenevano le donne.
I diritti civili furono la meta dei primi movimenti femminili, che gettarono le basi delle loro organizzazioni, per la prima volta, nel 1848 a Seneca Falls ( USA ): obiettivi primari fissati, il diritto di voto e l’uguaglianza dei sessi.
Soprattutto in Inghilterra , il movimento suffragista si fece sentire con scioperi, manifestazioni e scontri con la polizia. In Gran Bretagna, il suffragio femminile fu accolto nel 1928.
La donna italiana vide riconosciuto il suo diritto al voto solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Tutto l’Ottocento e parte del Novecento, aveva visto lo sfruttamento delle donne caratterizzato da forme addirittura più dure di quelle riservate all’uomo( dai pozzi delle miniere, ai salari del 50% inferiori a quelli degli uomini ), per cui, dopo la denuncia in Italia di tali misere condizioni da parte di Anna Kualiscioff, esponente del Partito Socialista, si andarono sviluppando e consolidando le organizzazioni femminili che intensificarono le lotte per migliori salari e condizioni di lavoro.
In Italia, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, al rientro dei reduci, quasi tutte le donne che li avevano sostituiti nei campi e nelle fabbriche, persero il posto di lavoro, e quelle poche conquiste politiche e civili acquisite sino ad allora, vennero poi completamente vanificate dalla mistica fascista che voleva la donna fattrice di figli e docile sposa.
Poi, con la partecipazione attiva alla Resistenza, il cammino verso l’emancipazione definitiva e il riconoscimento delle rivendicazioni paritarie, si concluse nel 1945: le donne italiane ottennero il diritto di voto, e nel 1948, la Costituzione sanciva l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso; l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi e la parità dei diritti e delle retribuzioni fra i lavoratori.
Il passo era fatto: ma le battaglie non erano finite. Molte leggi furono varate, da quella sulla tutela delle lavoratrici madri, a quella della regolamentazione della prostituzione: ma per molti anni esse furono svuotate sia sul piano culturale che quello di costume.
E un rinnovamento culturale e di costume , si ebbe negli anni Sessanta, quando in Europa si si formò un movimento femminista che rifiutò per intero l’immagine tradizionale della donna, rivendicandone un ruolo libero da ogni forma di subordinazione ed ineguaglianza.
Dicevo, all’inizio, della tragedia in cui morirono nei primi anni del Novecento, molte donne; tragedia che con le sue lacrime, con il suo sangue, con la carne bruciata, divenne il simbolo del riscatto femminile.
Tragedia che vide 129 ragazze morire in un incendio scoppiato il 25 marzo 1911, alle ore 16 e 45, nella ” Triangle Shirtwait ” di New York, uno dei tanti grattacieli.
Centocinquantasei furono i morti ( 17 uomini e 129 donne ), tutti di età compresa tra i 14 e i 23 anni, sorpresi dalle fiamme, all’ottavo piano di quell’edificio, dove giovani e inesperte ragazze, provenienti dall’Italia, dall’Ucraina, dalla Palestina e dalla Russia, bruciarono vive in quel laboratorio di camiceria, le cui porte erano state chiuse dall’esterno,, dai proprietari Max Blank e Isaac Harris…

Luigi Sales ’43

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