ComunicatiIn evidenza

“Fragilità e antifragilità”: il corso di formazione per operatori, organizzato dall’equipe SNPIA San Severo

Corso organizzato  con i ragazzi del Liceo pedagogico “Pestalozzi” di San Severo.

 L’adolescenza e la fragilità. Un tema attenzionato dalle agenzie educative e dalle autorità sanitarie. Infatti, il Servizio di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza-San Severo, nel liceo pedagogico “Pestalozzi”, dal titolo: “Fragilità e anti fragilità”. Le relazioni sono state tenute da Lucia Russi, neuropsichiatra infantile, da Sara Mascolo, psicoterapeuta dell’età evolutiva e da Carolina Villani, assistente sociale coordinatrice. L’argomento dell’evento ha evidenziato i fenomeni autolesivi e i suicidi che ingabbiano le fragilità dei ragazzi. “In particolare, l’esperienza sul campo con gli adolescenti ha reso indispensabile che il momento formativo prevedesse il confronto diretto con loro– ha sottolineato Sara Mascolo -. Ecco perché la giornata si è svolta a scuola. Il liceo ‘Pestalozzi’ di San Severo, ha messo a disposizione i locali e quattro quinte classi, che si trovano ad affrontare un momento molto delicato psicologicamente: ‘lo svincolo’, cioè la preparazione e la consapevolezza, di lasciare ‘il nido’ domestico per andare fuori sede all’università, ad esempio. Dalla parte dei tecnici è stato colto il bisogno di superare le rigide categorie diagnostiche e di andare nella direzione della condivisione dei bisogni e, in particolare, delle varie espressività del disagio: dai fenomeni autolesivi, al disordine alimentare passando per l’ikikomori”. Hanno portato il loro importante contributo: Giuseppe Del Grosso, giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Bari, Ufficio garante minori; Domenico Diacono dell’associazione Antopaninabella; Giuseppe Tucci, coordinatore Usm di Foggia. Nel 2021 ci sono stati 1.874 accessi al Servizio di neuropsichiatria infanzia e adolescenza di San Severo. Il 10% di adolescenti ha presentato condotte autolesive; 33 le richieste d’intervento immediato. “Il corso di formazione, infatti, nasce dall’incremento che abbiamo registrato dei casi di fragilità – ha ripreso la dottoressa Mascolo-. Con la pandemia che ha giocato un ruolo trainante, nel senso che ha fatto emergere disagi e fragilità nei ragazzi, negli adolescenti, di chi è stato costretto a restare isolato. Tuttavia, la fragilità va riferita a un sistema (spesso la famiglia), non al singolo adolescente. Un sistema che si blocca e non crea movimento. Ad esempio, alla nostra porta, ci sono ragazzi che vengono da soli a chiedere aiuto. E, quando chiami i genitori, ti senti rispondere: ‘Mio figlio ha tutto, non gli manca niente’. Ma questa tipologia di genitore non si accorge che al figlio manca proprio ‘tutto’! Manca l’ascolto, la condivisione, la presenza dei genitori – ha evidenziato la specialista-. L’adulto dev’essere responsabile e la prima azione che deve porre in essere è quella dell’ascolto. L’adulto deve fare un po’ da sostegno. E se così non fosse, nell’adolescente si creerebbe una cicatrice profondissima che resta per sempre. L’esempio che faccio, in questo caso, è quello del crostaceo che se si provoca una lesione al corpo, pur cambiando la protezione dell’esoscheletro, la ‘pelle’, la parte esterna, la ferita gli resta per sempre”. La dottoressa Mascolo spiega il titolo del convegno formativo: “La fragilità ha a che fare con la percezione che si ha di sé, col confronto con sé stessi nei momenti difficili, di crisi, di cambiamento in cui ci si può trovare al cospetto con i propri ‘pezzi’: è l’idea, la sensazione di aver perso l’integrità e la stabilità. L’opposto di fragile non è resiliente ma anti fragile. Ciò che è resiliente resiste agli shock ma rimane identico a sé stesso. L’anti fragile riorganizza la sua vita, migliora il suo adattamento acquistando un immenso potere: quello del cambiamento”. Ognuno dei relatori ha affrontato note e sfumature della fragilità mettendo in evidenza i fattori protettivi della stessa. Giuseppe Tucci, ha detto ai ragazzi, sempre molto attenti, che: “La scuola è la più grande occasione di evasione dal carcere”, con esempi di storie concrete di abbandoni scolastici confluiti poi nel circolo della devianza e di chi, alle fine, ce l’ha fatta ad uscire.

Altri articoli

Back to top button