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A COLLOQUIO CON IL PROF. GIANNI OLIVA «LA LETTERATURA COME PRESA DI COSCIENZA NELLA SOCIETĂ DELL’INUTILE»

Lo storico e filologo della letteratura è stato relatore anche a San Severo

Filologo, storico della letteratura, critico, docente ordinario emerito della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, decano dell’Ateneo abruzzese, Direttore e fondatore della rivista di Dipartimento Dilass “Studi Medievali” e del Centro Studi Rossettiani di Vasto, specialista nell’area nella letteratura Otto-Novecentesca, dantista. Nella sua lunga carriera accademica ha rivolto i suoi studi e le sue ricerche su Dante (Divina Commedia), Capuana, Verga, Pascoli, D’Annunzio, privilegiando principalmente la microstoria letteraria. Il Prof. Oliva è stato relatore e correlatore in numerose sedute di laurea di una generazione

Prof. Gianni Oliva

di studenti di San Severo che hanno discusso la dissertazione della tesi con lui; inoltre per due volte è stato relatore nella nostra città in occasione della presentazione del volume “Capuana e Di Sangro” il 24 novembre 2008 e in occasione del Convegno “L’Aeronautica Militare e il cap. Willy Bocola”, tenutosi il 5 novembre 2014 presso l’Auditorium del Teatro Comunale “G. Verdi”. Gli abbiamo rivolto alcune domande sul suo ultimo volume Superfluo come il respiro: Elogio della letteratura e dell’immaginazione, Lanciano, Carabba Editrice, 2025, pp.178, apparso nella collana “La Biblioteca del Particolare”.

Professore, “Superfluo come il respiro. Elogio della letteratura e dell’immaginazione”. Un titolo provocatorio ma nel contempo accattivante perché suscita interesse e curiosità. Per superfluo si intende la letteratura relegata a “chiacchiera”, quando, invece, la letteratura per dirla con Norberto Bobbio è vita?

Se qualcuno chiedesse «a che serve la letteratura?» si potrebbe rispondere con altre domande simili: «a che serve la musica?», oppure «a che serve il teatro?» , «a che serve l’arte, il cinema?, e via dicendo. In questo libro si cerca di rispondere a questi interrogativi dimostrando come accanto ai beni materiali esistono beni immateriali altrettanto importanti, anzi indispensabili per vivere. Occorre ammettere che ci sono luoghi dell’anima ai quali non si può e non si deve rinunciare. Sono quei beni che rientrano nella categoria del «superfluo», ossia quei saperi vale a dire «inutili» almeno in apparenza. Certo, nella vita ci sono nobili professioni, la medicina, l’ingegneria, l’economia, tutte necessarie al nostro sostentamento, ma la razza umana è piena di passione ed ha bisogno della poesia, della bellezza, dell’amore, che sono poi le cose che ci tengono in vita. Il titolo del libro è un gioco di parole: Superfluo come il respiro, vuol dimostrare che se il respiro è indispensabile per vivere e se il superfluo è come il respiro, anche il superfluo diventa indispensabile.

Con questa sua ultima “fatica” letteraria, difende la letteratura come scienza e coscienza di immaginazione e di vita con una sottile polemica nei riguardi di una società orientata sull’utile e sul profitto, sul successo e sul denaro. In un mondo dominato dalla tecnologia imperante, dall’avere tutto e subito ha ancora un significato studiare i “classici”, fondamenti della nostra migliore tradizione letteraria?

Da questi presupposti nasce la difesa della letteratura e dell’immaginazione che la sorregge. La letteratura è l’unica arte che ha a disposizione la parola come unico strumento di rappresentazione. Certo, la letteratura è responsabile di una convenzione, di una finzione, di un artificio, della creazione di un mondo «altro», parallelo a quello in cui viviamo, dunque un «mondo possibile», anche se non reale. Ma utile a contrastare una modernità che ha sviluppato un’idea di progresso orientata solo sul benessere e sulla ricchezza come stato sociale, autorizzando un neo-cinismo refrattario a valori di altra entità e spessore. Di qui la decivilizzazione della società contemporanea dimentica delle esperienze umane più profonde. La letteratura aiuta a conoscere più vite, non solo la propria, a formare l’educazione dell’individuo, senza la quale dominerebbe l’ignoranza, come spesso accade nella società attuale, vittima di un’analfabetismo di ritorno di natura «televisiva».

Leggere Dante, Boccaccio, Leopardi, Manzoni, De Sanctis, Verga, D’Annunzio cosa rappresenta oggi per l’uomo contemporaneo? Di fronte alla tecnocrazia questo volume offre riflessioni che hanno l’ambizione di riproporre all’attenzione la dignità culturale dell’uomo, attraverso le testimonianze degli autori della nostra tradizione letteraria. Insomma una strenua presa di posizione, da intellettuale e filologo, contro l’imbarbarimento della società?

La letteratura ha dunque una funzione educativa perché combatte l’ignoranza, la pratica di sentimenti deviati che creano un dramma sociale prima che morale. Il compito della cultura è mirare alla felicità pubblica. In poche parole, come diceva paradossalmente un mio vecchio maestro, gli uomini si dividono in due categorie: quelli che hanno letto i Promessi sposi e quelli che non li hanno letti o non li hanno capiti.

 

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