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A COLLOQUIO CON LA SEN. GISELLA NATURALE. “Valorizzare al massimo le eccellenze agricole del nostro territorio”

La Senatrice del M5S (Movimento 5 Stelle) Gisella Naturale, originaria di Torremaggiore, è stata eletta alle elezioni politiche del 2022 nel collegio plurinominale Puglia 01. È componente della IX Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) della quale è capogruppo per il partito guidato dall’on. Giuseppe Conte da luglio 2020. Si interessa particolarmente delle problematiche legate al mondo dell’agricoltura e in particolare della proposta del riconoscimento da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali dell’Oliva Alta Puglia DOP. La “Gazzetta di San Severo” la incontra e le formula alcune domande. Ecco cosa ci ha risposto

Senatrice, Naturale, il nostro territorio di San Severo e della Capitanata è stato sempre a grande tradizione agricola. Olio, vino, grano rappresentano “tre gioielli” dell’agricoltura di Capitanata, ma spesso il rapporto tra qualità e prezzo non è efficace.  I prodotti raccolti che vengono conferiti alle aziende sono sottopagati e il guadagno degli agricoltori non è dignitoso. Cosa si può fare per un vero rilancio dell’agricoltura e per un marketing adeguato delle nostre produzioni?

Il settore agricolo è senza dubbio una delle colonne portanti della nostra identità territoriale. San Severo e l’intera Capitanata vantano una produzione agricola di altissima qualità: olio extravergine d’oliva, vini autoctoni e grano duro che rappresentano non solo un’eccellenza per il nostro territorio, ma anche per l’intero panorama agroalimentare nazionale.

Il problema, però, è che troppo spesso i nostri agricoltori non ricevono un compenso dignitoso per il loro lavoro. Questo è inaccettabile. Occorre riequilibrare il rapporto tra produzione e distribuzione, contrastando pratiche sleali della grande distribuzione organizzata, che impongono prezzi troppo bassi e non tengono conto dei costi reali di produzione.

A livello nazionale, come Movimento 5 Stelle ci siamo battuti e continuiamo a farlo per il rispetto della disciplina contro le pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare, per rafforzare il ruolo delle organizzazioni dei produttori, e per incentivare l’accesso diretto ai mercati, attraverso strumenti come mercati contadini, e-commerce e export.

Inoltre, è fondamentale investire nel marketing territoriale. I prodotti della Capitanata devono essere raccontati al meglio, associati alla nostra storia, alla nostra cultura, alla sostenibilità delle coltivazioni. Serve una narrazione territoriale forte, in sinergia tra comuni, consorzi e associazioni, che valorizzi anche il turismo rurale e le filiere locali.

La fuga dei cervelli, l’inverno demografico, i giovani che vanno via dal nostro territorio rappresentano un’altra piaga della Capitanata. Cosa si può fare concretamente per rilanciare l’economia della Provincia di Foggia e rendere più attrattivo il nostro comprensorio?

La cosiddetta “fuga dei cervelli” è una delle ferite più dolorose che affliggono il nostro territorio. Troppi giovani, anche altamente qualificati, lasciano Torremaggiore, la Capitanata, e in generale il Mezzogiorno, perché non trovano qui le opportunità che meritano. È un impoverimento umano e sociale enorme, che dobbiamo fermare.

Le risposte devono essere concrete e territorializzate. Occorre prima di tutto un piano per lo sviluppo locale che valorizzi le potenzialità della Capitanata: agroindustria, turismo ambientale e culturale, innovazione digitale. Dobbiamo incentivare le imprese a investire qui, creando opportunità concrete come agevolazioni fiscali per chi assume giovani, sostegno alle start-up con fondi mirati e assistenza tecnica.

Inoltre, è fondamentale rafforzare i poli universitari e formativi locali, collegandoli alle esigenze del tessuto produttivo. Un giovane deve poter studiare, formarsi, fare impresa e costruire una famiglia restando nel proprio territorio, se lo desidera. Questo significa investire anche in servizi pubblici efficienti, trasporti, sanità, cultura. La qualità della vita è un fattore essenziale per la permanenza dei giovani.

Un altro tema molto avvertito dalla popolazione di San Severo, Torremaggiore e della Capitanata è quello della sicurezza. I nostri cittadini si sentono poco sicuri, hanno paura, ma il potenziamento delle Forze dell’Ordine sul territorio non è sufficiente. Cosa può fare il Governo che deve avere ancora più attenzione per la provincia di Foggia?

Il tema della sicurezza è oggi una priorità assoluta per San Severo, Torremaggiore e tutta la provincia di Foggia. I cittadini sono giustamente preoccupati: si avverte una crescente insicurezza, alimentata da episodi di microcriminalità, violenza urbana, ma soprattutto dalla presenza e radicamento di organizzazioni criminali strutturate, come confermato anche da recenti indagini della magistratura.

Il Governo deve garantire risorse straordinarie per la sicurezza in questa provincia. Non bastano i presìdi ordinari: servono più uomini, più mezzi, più tecnologie per il controllo del territorio. Ma serve soprattutto un approccio integrato, che affianchi alla repressione il contrasto sociale e culturale alla criminalità. I giovani devono vedere alternative, devono trovare spazi e opportunità. Bisogna anche riqualificare le periferie, migliorare l’illuminazione pubblica, incentivare la vita comunitaria, e restituire fiducia nei confronti dello Stato. L’insicurezza si combatte anche con la presenza istituzionale, educativa e sociale. In Senato continuerò a chiedere che la Capitanata sia considerata territorio ad alta priorità, con interventi mirati e continui.

Un’altra piaga riguarda i femminicidi. Anche in Capitanata ci sono stati nel recente passato episodi di violenza contro le donne e violenza di genere. Cosa bisogna fare concretamente per arginare questo fenomeno?

I recenti episodi di femminicidio avvenuti anche nella nostra provincia sono inaccettabili. Non possiamo tollerare che le donne continuino a morire per mano di chi diceva di amarle. La violenza contro le donne è un problema sistemico, culturale, educativo, che va affrontato con determinazione e su più livelli. Ma i numeri ci dicono che non basta. Servono più risorse per i centri antiviolenza, formazione specifica per Forze dell’Ordine e magistratura, sostegno economico reale per le donne che denunciano e vogliono ricostruirsi una vita.

Fondamentale è poi l’educazione al rispetto, che deve partire dalle scuole. Serve un lavoro culturale profondo, che coinvolga anche gli uomini e le donne, le famiglie, i media. In Capitanata ci sono realtà associative che fanno un lavoro preziosissimo: queste realtà vanno sostenute, ascoltate e messe in rete con le Istituzioni. La lotta alla violenza sulle donne è una battaglia di civiltà che riguarda tutta la comunità.

Nel prossino autunno si svolgeranno le elezioni regionali in cui si dovrà scegliere il nuovo Governatore della Puglia e rinnovare il Consiglio Regionale. Quali sono secondo Lei le priorità della Regione Puglia per il futuro? San Severo potrebbe contare di più nel Consiglio Regionale dal momento che non abbiamo attualmente nessun rappresentante?

Le prossime elezioni regionali rappresentano un momento chiave per il futuro della Puglia. Ci troviamo di fronte a sfide d’impatto: transizione ecologica, digitalizzazione, sanità pubblica, lotta alle disuguaglianze. La Regione deve essere capace di progettare e governare il cambiamento, mettendo al centro i territori e ascoltando le esigenze di ogni provincia.

San Severo, purtroppo, oggi è sottorappresentata in Consiglio Regionale. Questo è un fatto grave, che dobbiamo correggere. È fondamentale che alle prossime elezioni i cittadini scelgano rappresentanti lontani da logiche di potere e clientelismo, che conoscano a fondo il territorio e che siano pronti a battersi in Regione per portare qui risorse, progetti e visibilità.

Da senatrice come giudica la situazione politico-amministrativa di San Severo e di Torremaggiore?

Le amministrazioni comunali di San Severo e Torremaggiore affrontano da anni sfide complesse, legate a risorse economiche limitate, carenze strutturali e a una difficile gestione dei servizi pubblici. Come senatrice, il mio ruolo non è giudicare in modo fazioso, ma stimolare un cambio di passo, soprattutto in termini di ascolto dei cittadini, trasparenza, partecipazione democratica.

Ciò che chiedo alle amministrazioni locali, di qualsiasi colore politico, è di lavorare in sinergia con il livello nazionale e regionale, per intercettare i fondi europei, attuare i progetti del PNRR, migliorare l’accesso ai servizi sanitari, sociali e scolastici.

I cittadini devono tornare a fidarsi delle istituzioni. Questo si ottiene solo se la politica torna ad essere vicina ai bisogni reali, onesta, competente, e capace di visione. Da parte mia, l’impegno è massimo per favorire un dialogo costante tra i territori e Roma.

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