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A TELEFONO CON CARMINE CANNELONGA

di MICHELE MONACO

PRONTO, SONO UNA MAESTRA DELLA SCUOLA PRIMARIA, PARLO CON CARMINE CANNELONGA?

Sono io, sono CANNELONGA. Buon giorno Signora maestra…a cosa devo la sua telefonata?

VOLEVO DIRLE CHE I MIEI ALUNNI DI 4^ SONO INCREDULI, HANNO SAPUTO CHE LEI ALLA LORO ETÀ LAVORAVA…

Alla loro età, purtroppo, per due pomeriggi lavoravo alla fornace: si trattava del trasporto veloce di mattoni da un luogo all’altro dopo la loro cottura e il fornaciaio puniva con la frusta chi era lento. Poi, terminata la 4^ elementare, abbandonai la scuola e andai a lavorare in campagna: lo sfruttamento minorile era brutale e la mia stessa sorte la subirono anche LUIGI ALLEGATO e GIUSEPPE DI VITTORIO, tanto per citare i miei compagni più noti.

COME SI VIVEVA NELLA MASSERIA?

Si era costretti a dormire su un giaciglio occasionale, fatto di paglia, e bisognava alzarsi allo spuntare del giorno per iniziare il lavoro che durava fino al tramonto con due soli intervalli per consumare un pasto misero a base o di «acqua sale» o di pancotto, il cui unico profumo era quello della ruchetta selvatica.

QUANDO TORNAVATE A CASA?

Si tornava solo dopo quindici giorni per cambiare la biancheria, spesso piena di pulci e pidocchi, e per andare a riscuotere la pa­ga a casa del padrone (il salario del ragazzo era normal­mente un terzo di quello dell’adulto).

LEI FU PRIVATO DELLA SUA INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA…QUALI FURONO LE SUE REAZIONI?

Ho potuto constatare le bestiali forme di punizioni e di sfruttamento che i cosiddetti “caporali” usavano nei confronti dei ragazzi e dei braccianti agricoli e così entrai, giovanissimo, nelle file della gioventù socialista affascinato dalla figura dell’avvocato LEONE MUCCI. A sedici anni fui attratto dalle speranze e dai sentimenti di emancipazione umana che suscitava la Rivoluzione d’Ottobre in Russia. Nel 1921 mi impegnai a dare vita, insieme ad ALLEGATO, AMOROSO, CIANNILLI, PELOSI, SURIANI ed altri compagni alla fondazione in Capitanata del Partito Comunista d’Italia (P.C.d’I.).

HO LETTO CHE LEI – DAI 21 ANNI IN POI –  HA SUBITO UNA LUNGA SERIE DI ARRESTI, CONDANNE, PERSECUZIONI E IL CONFINO…

Il confino di polizia per cinque anni, prima all’isola di Ponza e poi a Irsina, in Basilicata. Nel 1928 ho subito una condanna a dieci anni di carcere, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per propaganda sovversiva ad opera del Tribunale Speciale Fascista che scontai parzialmente (in seguito ad intervenuta amnistia) per venti mesi nel carcere di Volterra, nella fortezza medievale di Volterra. Ma lasciamo perdere il resto, non vorrei turbare la serenità dei suoi alunni…

LA SUA SENSIBILITÀ LE FA ONORE, MA AI RAGAZZI PIACE LA STORIA ATTRAVERSO I TESTIMONI DELL’EPOCA. DEL RESTO, SO CHE LEI NEGLI ANNI ’70 E ’80 ERA SPESSO INTERVISTATO DALLE SCOLARESCHE INSIEME AL PRESIDE PISCITELLI E A PAOLO SARDELLA, VERO?

Vero, mi ricordo bene di quegli incontri.

DIMENTICAVO DI CHIEDERLE COSA ACCADDE IL 23 MARZO DEL 1950…

Lei apre un capitolo doloroso della storia di San Severo di 71 anni fa. Quella ferita politica è ancora aperta. Un avvenimento che ha marcato a fuoco tante famiglie. Circa duecento concittadini tutti incarcerati con una accusa tanto grave e infamante, quanto ingiusta e totalmente falsa: “insurrezione armata contro i poteri dello Stato”. Roba da ergastolo. Dovemmo scontare due anni di carcere a Lucera per poi essere assolti, con formula piena, dalla Corte d’Assise. Ancora oggi mi sembra incredibile: due anni di detenzione nel pieno di uno Stato Democratico e Repubblicano per il quale ci eravamo battuti contro la Monarchia e il Fascismo. Eh… cara maestra: “Il mondo è grande e terribile” diceva GRAMSCI. Mi scusi ma…la devo salutare. La ringrazio e dia un caro saluto ai suoi alunni.

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