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A TORREMAGGIORE: PERLE DI PERANZANA.

Anche quest’anno è arrivato novembre: si mangiano le castagne, si sorseggia il vino novello e si degustano le bruschette con l’olio nuovo. A Torremaggiore già da ottobre è iniziata la raccolta dell’oliva, uso il singolare perché parliamo della signora Peranzana, onorata e bistrattata. Oggi non si fa altro che parlare della salvaguardia della salute dell’uomo e del pianeta, sana alimentazione e 0% emissioni, ma i fatti ci raccontano ben altro. Prendiamo in esame la Peranzana: l’unica pianta al mondo che affonda le sue radici nella nobiltà, portata a noi dal principe De Sangro amante della bellezza; dal suo frutto si ricava un olio di altissima qualità con caratteristiche salutari per l’uomo. Se è vero che la bellezza salverà il mondo, di certo la peranzana non salverà gli agricoltori che con tanta passione curano e coltivano questa pianta; costretti ad elemosinare pochi euro per la vendita di questo eccellente frutto. Nell’epoca dell’amata dieta mediterranea, dello slow food e della via della seta a Torremaggiore le strategie commerciali sono rimaste quelle di cinquanta anni fa. Lasciamo “prostituire” questa signora oliva nei frantoi baresi, toscani, liguri, marchigiani e via dicendo, dove sotto falso nome arricchisce i territori e li fregia di bellezza. Nel nostro agro si è bravi a coltivare ma cattivi maestri a vendere, incapaci di fare squadra e pronti a vendersi per una pagnotta di pane. La soluzione è nella politica, vedi Toscana e Veneto, in una regione come la Puglia chiamata il polmone agricolo d’Italia non c’è spazio per amministratori convinti che le melanzane crescano sugli alberi. Benvenuti al sud.

FINIS CORONAT OPUS.

(IL RISULTATO E’ IL CORONAMENTO DELL’OPERA)

Luigi Marangi.

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