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AL COLLE SERGIO MATTARELLA SUCCEDE A SE STESSO

Elezione Capo dello Stato ha certificato fallimento della politica italiana

Dal 24 gennaio il Parlamento italiano si è riunito in seduta comune (senatori e deputati) più i delegati regionali per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. La stessa è stata presieduta dal Presidente della Camera, Roberto Fico e dal Presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati. Fin dal primo giorno di votazioni si era capito che la strada per l’individuazione di una personalità di alto profilo destinata ad andare al Colle sarebbe stata tutta in salita. Questo perché mancava un accordo predefinito tra tutte le forze politiche presenti in Parlamento in grado di far convergere i voti su una persona di spessore, in quanto ogni partito presentava un suo proprio candidato. In un momento difficile per la vita del Paese, lo spettacolo indecoroso, ignobile a cui gli italiani hanno assistito con i nomi che venivano fatti dal centrodestra e non accettati dal centrosinistra è stato veramente squallido. L’elezione del Presidente della Repubblica che è un momento solenne per la vita di una Nazione si è trasformata in un enorme “pagliacciata all’italiana”. Nessuno schieramento politico è stato in grado di far convergere i voti su una personalità di alto profilo e molti nomi di uomini e donne (per la verità 20) sono stati “bruciati” per l’incapacità della politica di saper dialogare e trovare un’intesa. Insomma l’elezione del Capo dello Stato ha certificato, di fatto, il fallimento della politica italiana ed ha messo in luce che coloro che siedono sugli scranni di Palazzo Montecitorio e di Palazzo Madama sono soltanto del “dilettanti della politica” allo sbaraglio che non hanno alcuna sensibilità ed alto senso dello Stato. Abbiamo così assistito ad un semplice gioco dell’oca all’italiana dove i nomi da candidare non fossero delle persone ma dei pupazzi da manovrare secondo le direttive indicate dalle forze politiche. Ed ecco che dopo ben sette votazioni tra schede bianche e nomi che uscivano dal pallottoliere secondo i gusti dei partiti c’era bisogno di un sussulto, o meglio di salvaguardare la credibilità dell’Italia in Europa e nel mondo ed è bastata una telefonata di Mario Draghi a Sergio Mattarella per convincerlo a ritornare sui suoi passi e mettersi a disposizione per un secondo mandato presidenziale. Di qui l’incontro dei capigruppo della maggioranza che sostiene il governo e dei presidenti delle regioni italiane ha aperto il varco per la rielezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica con 759 voti, l’unica persona che in questo difficile e complicato frangente poteva garantire l’unità della nazione. I partiti politici, ora come ora, devono soltanto prendere atto che la loro missione è stata veramente fallimentare e chiedere scusa ai cittadini italiani dello spettacolo che in questi giorni hanno dovuto, loro malgrado, assistere. E non dobbiamo meravigliarci se a livello regionale e locale le cose vadano sempre di male in peggio e che la politica a tutti i livelli non sa più parlare alla gente, non riconosce più il suo ruolo, ma soltanto la spartizione di incarichi e poltrone. Fa veramente male assistere, in una democrazia parlamentare, ad una classe dirigente che non sa prendere coscienza del periodo difficile che l’Italia sta attraversando con una grave emergenza sanitaria in corso, con un’inflazione che sta galoppando a ritmi vertiginosi, col caro energia che peserà sulle tasche degli italiani (già spremuti da tante tasse), su una incipiente guerra tra Russia e Ucraina, ma che “perde tempo” nel riconoscersi in una personalità di alto spessore in grado di ricoprire il ruolo di Presidente della Repubblica. E meno male che abbiamo Mattarella, il quale nonostante la non più giovane età “per senso di responsabilità e di rispetto” ha accettato di rimettersi in gioco per un altro settennato, nonostante più volte aveva ribadito di ritirarsi a vita privata.

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