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ALLA CONQUISTA DELLE ABILITÀ MOTORIE E SPORTIVE

di VANNI PELUSO

Le abilità motorie si sviluppano secondo un processo ben definito di stadi progressivi, ove l’instaurarsi di quello successivo prevede l’inclusione di quelli precedenti. E’ fondamentale che in ognuno di essi gli educatori, i preparatori, gli istruttori, gli allenatori allestiscano la più larga base motoria possibile. La scienza ha ben codificato le fasi sensibili dello sviluppo delle varie abilità. Nell’infanzia vanno sviluppate particolarmente le qualità di agilità, rapidità e scioltezza. Se tali caratteristiche saranno state ben curate allora, in una fase successiva, si otterranno progressi legati alla velocità, alla mobilità articolare e alla destrezza. Queste qualità, infatti, dopo i 7/8 anni avranno molta difficoltà a essere incrementate. Dai 12/13 anni, poi, i miglioramenti, molto scarsi in verità, si ottengono solo a costo di rilevanti sforzi. E’ verso gli 8/10 anni che si acquisisce la capacità di saper interpretare il rapporto spazio-tempo, qualità fondamentale nella pratica, in special modo, degli sport di squadra. Nella fanciullezza, 9/11 anni, si apprezza la capacità di realizzare rapidi progressi nella coordinazione. Qualità questa che negli anni successivi diventa, indiscutibilmente, molto ostica da incrementare. Lo sviluppo della forza muscolare soggiace a un diverso andamento nei maschi e nelle femmine, in queste dopo i 13 anni sostanzialmente non aumenta, mentre nei maschi fra i 12 e 18 anni raddoppia. Ove nel ragazzo si dovesse instaurare un processo motivazionale tale da farlo avvicinare a un’attività sportiva in particolare, il motivo primario che lo spinge è da ricondursi al forte desiderio di realizzazione, che probabilmente nessun’altra attività riesce ad offrirgli. Sport individuali o di squadra. Sport di combattimento o di precisione. Sport acquatici o terrestri. Sport di velocità o di destrezza. Un elenco molto esteso di attività sportive che è in grado di soddisfare qualsiasi inclinazione dovesse manifestarsi nel ragazzo. E, allora, sarebbe consigliabile avviare i propri figli non a uno sport predeterminato dal genitore, ma in successione, a più e diverse forme di attività sportiva. Talché il ragazzo abbia non solo l’opportunità di realizzare una base motoria eclettica, ma anche di sperimentare. Saremo sorpresi dal constatare con quanto non troppo celato distacco praticherà talune discipline e quanto entusiasmo sarà, invece, capace di trasmettere nell’attività a lui più congeniale. Certo uno dei vantaggi di vivere in città è anche quello di avere a disposizione un ventaglio molto ampio di scelta di sport in cui potersi esercitare, mentre nei piccoli centri spesso è ben misera l’offerta di discipline sportive che possono essere praticate. Tuttavia, potersi esercitare in più di esse garantirà, senza dubbio, la costruzione di un equipaggiamento fisico in grado di sorreggere con maggior successo le future performance. Quindi, dedico un consiglio ai papà, alle mamme, ai nonni. Diffidate di quegli istruttori che propongono ai vostri figli o nipoti allenamenti costruiti su un’unica disciplina sportiva.

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