Comunicati

Amministrative 2019: “Un walzer caotico e frammentato”

Dopo le primarie il quadro delle imminenti elezioni politiche amministrative sembra delinearsi: se da una parte c’è chi critica e fa del gossip parlando della precedente amministrazione, dall’altra c’è chi parla dei propri programmi scopiazzati un po’ di qua e un po’ di là, che spesso vengono puntualmente disattesi; c’è poi chi evita di pubblicare i propri programmi per evitare che vengano “copiati”; c’è chi corre al potere e ha già tutto pronto per risolvere le problematiche della città. Insomma ce ne sono di tutte le forme e di tutti i “colori”.

Dunque, non sarebbe forse il caso di introdurre delle regole che possano migliorare l’attuale scenario pre e post elezioni? Magari, una semplice regola post-elezioni potrebbe recitare: “la giunta comunale deve sciogliersi immediatamente, quando ad intervallo di tempo prestabilito (ad es. controllando ogni anno la corrispondenza tra quanto dichiarato nei programmi e quanto realizzato) viene disattesa buona parte dei punti programmatici”.

Altra questione è chiedersi come vengano formate le classi politico-dirigenti. Alcuni cittadini si chiedono: come mai per iniziare un generico lavoro occorre una certa formazione, un certo percorso di apprendimento, invece, per iniziare una carriera politica, chiunque si può candidare indipendentemente dal suo grado di formazione o d’istruzione e indipendentemente dalle sue esperienze? È assurdo! Molto probabilmente sarebbe opportuno inserire regole che disciplinano l’ingresso nella politica, obbligando a frequentare valide scuole di formazione politica (che non possono tuttavia sostituirsi totalmente experientia: la classe dirigente si forma nel confronto politico, nelle responsabilità di fronte alle scelte compiute, etc.) capaci di individuare i migliori. Questo perché la futura classe politica deve essere pronta e formata alle sfide future, sempre più difficili da fronteggiare. Occorre partire da studi e analisi approfondite delle problematiche e/o delle potenzialità del territorio. Non si può immaginare un percorso da intraprendere su scelte economiche, sociali e ambientali della città senza le conoscenze che servono a fare chiarezza, a suggerire un percorso. La politica ha bisogno di cambiamento, ha bisogno di rinnovarsi, ha bisogno di tornare a essere attraente e, per far questo, deve puntare su esperienze, competenze e su persone che in un quadro crescente di corruzione (secondo fonti Ansa, in Puglia gli episodi di corruzione non vengono denunciati perché per il 30% degli intervistati vengono ritenuti un fatto normale) trovino molto coraggio, amministrando “contro-corrente”. La gente ha bisogno di vedere azioni concrete per “innamorarsi” nuovamente di qualcosa che, in fin dei conti, la riguarda molto da vicino.

Non sarebbe, ad esempio, il caso di limitare il numero dei potenziali candidati sindaci? Sarebbe auspicabile un tetto massimo al numero degli aspiranti candidati sindaci. L’attuale numero dei candidati, oltre a disorientare i cittadini, riflette in toto la frammentazione sociale della cittadinanza e l’appartenenza a gruppi a volte solo per un proprio tornaconto personale. Il livello del confronto dovrebbe elevarsi verso “alcune vette alpine” perché solo così si può riscoprire il valore della politica vera, quella che migliora il benessere dei cittadini. No a spreco di energie in dibattiti sterili il cui risultato è quello di dividere sempre più la società civile.

Primarie sì o primarie no? Primarie con regole o senza regole? Le primarie hanno sancito per un pugno di voti il futuro candidato sindaco della destra che però veniva dalla sinistra (sic!). Premettendo che molti non sono riusciti a votare il 31 marzo a causa di una struttura non adeguata al numero dei votanti, ancora una volta questo tentativo di rinnovamento appare schizofrenico: proclami di rinnovamento si alternano a una politica che dichiara a parole o sui social programmi lungimiranti con un pettegolezzo o una disaffezione nei confronti dell’avversario politico. La domanda cruciale allora è: Chi sarà veramente in grado di rinnovarsi e rinnovare la città? Chi sarà veramente in grado di sacrificare anche le proprie posizioni tradizionalmente acquisite per realizzare una via nuova all’insegna del cambiamento e del rinnovamento? Spesso le buone intenzioni per il futuro vengono affossate dalle cattive abitudini del passato. Ed è qui che, in quanto cittadini, dobbiamo tirare fuori una capacità di giudizio, di riflessione libera e indipendente, in alcuni casi anche di “ribellione al sistema” che sappia cogliere la vera istanza di rinnovamento da qualsiasi parte provenga.

Come selezionare, allora, le classi politico-dirigenti? I soliti giochetti o schemi politici, l’assenza di criteri sulle competenze, l’intervento dello staff, del regionale, del nazionale, e chi più ne ha più ne metta, per la scelta di taluni candidati alle primarie e non, e le abitudini che, pur transeunti, si tende quasi inconsciamente a perpetuare malgrado (e a discapito purtroppo de) i proclami di rinnovamento. Questo prelude a un uso poco collegiale, poco democratico, se non personalistico, della “cosa pubblica” che poi sfocia in perversioni del tipo: «curiamo il proprio orticello o difendiamo i propri interessi!». Non è tutto questo indice d’una certa schizofrenia della politica attuale, dove tendenze innovatrici si scontrano con tendenze restauratrici?

  1. È possibile trattare questioni della città senza alimentare il sospetto che si stia strumentalizzando il problema per decurtare i voti dello schieramento opposto, ma per il valore e la legittimità che tali temi hanno per sé stessi?
  2. È possibile andare oltre le posizioni tradizionalmente acquisite sulle questioni etiche, sviluppando un nuovo modo d’affrontarle, pur continuando a far parte d’uno schieramento differente?
  3. L’etica e la morale nell’amministrare la cosa pubblica dove sono andate a finire?

Bisogna puntare al nuovo, a un modo di pensare che vada oltre le posizioni tradizionalmente acquisite senza avere la paura di perdere la propria identità politica e senza la paura di perdere la poltrona” quando non si trova corrispondenza tra il dire e il fare. Diceva Norberto Bobbio: «Questa distinzione fra lassisti e rigoristi male s’adatta a essere confrontata con quella fra destra e sinistra. Il lassismo è di destra o di sinistra? Il rigorismo è di sinistra o di destra? Di fatto esiste una sinistra rigorista e una destra lassista, e viceversa». Soluzioni nuove possono dare una nuova visione a problematiche vecchie. La speranza è che intellettuali di qualsiasi coalizione politica sappiano cogliere questo momento cruciale della politica per far sì che questa schizofrenia passi e le nuove intenzioni camminino con gambe (le abitudini politiche) veramente nuove.

Ivan Morlino

Altri articoli

Back to top button