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ANCHE QUEST’ANNO….”L’INCONTRO”.

Dario de Letteriis

Non sono mai mancato, dal 4 aprile 1969, Venerdì Santo. Un solo anno, a dire il vero, perché, giocando a pallone, mi ruppi un piede. Era il 1980, e piovve così tanto che i simulacri della Madonna e dell’ Ecce Homo, subito dopo l Incontro, dovettero riparare in palazzo La Monaca.  Cinquantuno anni di processione: proprio tanti. Non sarà  un virus a fermarmi. La Processione del Venerdì Santo è parte della mia vita, della storia della mia famiglia: è nel mio sangue. Ho provato a non “contagiare” mio figlio, ma, a quasi quattro anni, puntualmente, come un Eberhard meccanico:
“Papà, mi porti con te alla Processione?” Che potevo rispondergli ? C’è la globalizzazione e duecentotrenta anni, quasi, non contano più nulla? Quindi, a dispetto del Covid-19, anche quest ‘ anno ci sarò. Sveglia ore 4,15, come sempre. Sveglia per modo di dire, perché non ho mai dormito. Farò il solito giro. Pregherò con il Rosario , tenendo in mano la corona di sempre, quella nera a sette poste, con il teschio alla fine, che scende alla sinistra del cingolo. Roba seria: è la corona di Rosario che mi porterò all’ ultimo viaggio. Quest’anno, le intenzioni di preghiera sono diverse. Si prega per tutti quelli che non ci sono più –  tra questi, qualche Amico dei tempi migliori – , perché rapiti da una malattia che tutti – nessuno escluso! – credevamo una influenza più pesante del solito. Si presentano al Signore i malati, soprattutto quelli che respirano grazie ad una macchina. Si prega per la gente che, non potendo lavorare, non ha i soldi per fare la spesa, per un futuro che ci fa paura. Si prega per quanti devono prendere decisioni, tra tante difficoltà. Si pensa ad un Europa che ci ha delusi, e che è l esatto contrario di quella invocata da San Giovanni Paolo II.  Si prega per quanti sono lontani, per ragioni di lavoro o di studio, e non possono tornare a casa per la Pasqua . Per la nostra bella e grande Italia, troppo spesso dimenticata.
Si comincia con lo “Stabat Mater” , puntuali come sempre : ore 5:00. Ma, quest’ anno siamo di più : non ci sono solo i Trentatré Ordinari ed Emeriti. Vedo anche quei Confratelli che ormai cantano gli inni alla Beata Vergine in corpo ed anima: Nicola, Ciro,  Simone, Don Peppino Stoico, Don Michele Farulli….non manca nessuno. Mai come in questo momento, dobbiamo essere in tanti a pregare. Quest’anno mi tocca l Incontro. Non ricordo più quanti ne ho corsi, tanti comunque, ma l emozione è sempre la stessa. Siamo arrivati in piazza Castello. Dal balcone del Vescovo non parlano più : ci siamo. Si comincia a tenere il passo. Ma Gesù si vede? I Celestini che fanno? Sono partiti: aumentate il passo, andiamo! Alla fine, si alza una Croce: la “corsa” è finita.
La Madre di Dio incontra il Figlio, il Redentore del mondo, l’ Unico vero Dio Che dà senso alla nostra vita, nella certezza che dopo ogni croce c’è un sepolcro vuoto.

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