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ANGELA MENNELLA, CITTÀ CIVILE, IL TEMA IGNORATO DELLA PROSTITUZIONE

Molti di noi spesso, percorrendo la SS 16 e non solo,  si sono imbattuti in figure femminili in abiti succinti che svolgono quello che viene definito con triste sarcasmo “il lavoro più antico del mondo”. A volte, anche con imbarazzo, abbiamo dovuto spiegare ai nostri figli, a bordo con noi, cosa ci facessero quelle donne per strada.

Affrontare il tema scottante della prostituzione, sia a livello locale che nella società globale, significa in qualche modo interrogarsi sulle relazioni di potere e le diseguaglianze. Argomento molto complesso che necessiterebbe di molte pagine e che sta interessando un focus specifico dell’Associazione Città Civile.

All’interno del Programma “Pietre di Scarto”, abbiamo deciso di dedicare vari momenti di approfondimento, considerata la marginale presenza dello stesso nell’agenda politica della nostra città e nel territorio di Capitanata.

Il primo nodo della nostra riflessione è stato quello, di difficile interpretazione, che vede da un lato l’obbligo di riflettere sulla prostituzione come fenomeno dovuto alla tratta di esseri umani (quindi collegato alla criminalità) e dall’altro, più generale, sulla sua mancata regolamentazione nel nostro Paese.

In questa prima fase abbiamo preso in considerazione l’aspetto generale, convinti che si debba, in qualche modo, definire l’attuale cornice normativa in cui la prostituzione, anche quando legata alla tratta, va ad inserirsi.

Occorre preliminarmente dire che l’universo della prostituzione è multiforme e in continua trasformazione soprattutto con l’avvento di internet e dei social. A questo proposito giova sottolineare che seppure oltrepassando i confini della Puglia, sulle statali limitrofe, si ha la sensazione che le cose vadano diversamente rispetto alla Provincia di Foggia, ci si trova in realtà di fronte ad un’organizzazione logistica diversa, proprio in considerazione di un diverso metodo di reclutamento legato alla rete, con i suoi siti di annunci.

La prostituzione dunque c’è, anche quando non si vede.

In Italia, com’è noto, negli ultimi anni il fenomeno ha raggiunto livelli di diffusione molto alti, con un  giro di denaro che, secondo alcuni, porterebbe nelle tasche della criminalità parecchi milioni di euro. Poche infatti sono le donne che decidono, in tutta libertà e autonomia, di prostituirsi. La maggior parte sono schiave, vittime di fenomeni di sfruttamento non adeguatamente affrontati, soprattutto per il vuoto normativo che riguarda la questione. Un aspetto su cui occorrerebbe aprire un dibattito discende proprio dall’esperienza diretta degli operatori di alcuni centri sociali che contrastano il fenomeno con progetti specifici; molto spesso hanno avuto modo di parlare con le protagoniste di questo traffico sentendosi dire: “faremmo volentieri altro, se nessuno ci cercasse noi non saremmo qui”.

In Italia prostituirsi non è reato. Lo è invece, come noto, lo sfruttamento, il favoreggiamento e l’induzione. Se ne deduce che questo fenomeno non fa altro che rispondere ad una richiesta notevole di sesso a pagamento.

In tal senso, tornano come un macigno le parole del compianto Don Oreste Benzi che affermava: “Nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che la fa diventare tale o qualche situazione che la induce.”

 

Partendo da questa considerazione di fondo, è stato interessante dare uno sguardo a quanto accade in alcuni Paesi europei come Svezia e Norvegia, che dal 1999, hanno approvato una Legge che ha permesso di contrastare e ridurre drasticamente il fenomeno della prostituzione in strada e che, recentemente, è stata adottata anche in Francia, Inghilterra e Irlanda: colpire il consumatore e fruitore del sesso a pagamento. In questi Paesi si ritiene che solo un intervenendo drastico sulla domanda sia possibile spezzare le catena dello sfruttamento e delle condizioni sociali che possono portare una donna a scegliere la strada della prostituzione. 

La cultura dell’eguaglianza di genere che, attraverso programmi mirati e scuola, interessa le famiglie, i ragazzi e le ragazze, gli adolescenti fa poi il resto. L’azione penale nei confronti dei clienti si verifica anche in presenza di reclutamento attraverso internet.

E’ evidente che la soluzione non possa essere soltanto legata all’aspetto repressivo, che potrebbe solo spostare il fenomeno dirigendolo presso altri indirizzi logistici; altrettanto insufficiente è poi ridursi a sanzionare a livello amministrativo i soggetti interessati, come già avviene in presenza di ordinanze locali. Occorre con ogni probabilità aprire un ampio ragionamento sulla domanda e affiancare ai due precitati approcci strategia complessiva nell’ottica della prevenzione rispetto al nodo nevralgico della domanda.

Occorrerebbe riflettere maggiormente sull’attuale approccio politico nazionale, sostenuto da diverse componenti, che di contro sostengono che la mera legalizzazione possa risolvere a monte la questione. In tal senso, anche guardando a Germania, Turchia, Austria, Svizzera, Grecia, Paesi in cui la prostituzione è concentrata in “bordelli” o “quartieri a luci rosse”, non sembrano esaurirsi le perplessità, dovute soprattutto alla odiosa presenza di un quadro criminale decisamente complesso rispetto a questi paesi e che, anche in un contesto legalizzato, potrebbe continuare a controllare il mercato attraverso il reclutamento di ragazze dall’estero. Il problema non sarebbe legalizzare quanto avere la capacità di governare un processo di legalizzazione. Non ci sono le condizioni.

Lo Stato italiano è l’unico Paese, sino ad ora, a non aver preso mai una posizione forte e drastica su questo fronte, anche per l’assenza di un dibattito politico sistematico sull’argomento. Nel luglio 2016 l’Onorevole, Caterina Bini, aveva proposto una legge su cui si sarebbe dovuto quantomeno discutere che mirava a colpire fortemente il “cliente”. La proposta giace nei cassetti del Parlamento e, come in altri casi, non ha comunque dato luogo ad alcun dibattito. Sembrerebbe, per lo Stato italiano, più importante che il tutto venga tenuto lontano e celato dalla realtà quotidiana, continuando a girare la testa di fronte a situazioni di estrema gravità, lesive della dignità umana.

In tal senso, volendo circoscrivere un’azione politica che possa portare all’attenzione dell’opinione pubblica questo tema dimenticato, l’Associazione Città Civile è impegnata su questo fronte, anche al fine di comprendere la reale portata degli interventi istituzionali nella nostra Provincia.

Invitiamo pertanto, chiunque fosse interessato a darci una mano, a contattarci per aiutare il gruppo di lavoro già costituito.

Angela Mennella

Referente Focus Prostituzione

Città Civile.

 

 

 

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