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ASSOLTO SANSEVERESE PER UN GRAVISSIMO INCIDENTE A CAMPOBASSO

ASSOLUZIONE PIENA DAL REATO DI LESIONI PERSONALI STRADALI GRAVI O GRAVISSIME PER UN SANSEVERESE.

In data odierna (25.6.2020) il Giudice Monocraticodel Tribunale Penale di Campobasso – dr.ssa Anna Candigliota – dopo un’ampia discussione del difensore di fiducia avv. Guerino Infante ha assolto con formula piena l’imputato B.A. dall’infamante accusa di lesioni personali stradali gravi o gravissime, reato punito dall’art. 590 bis c.p.c. “perché il fatto non sussiste”.

​Il capo d’imputazione scaturiva dall’accertamento effettuato dalla Polizia Stradale di Termoli in un sinistro del settembre 2016 avvenuto sulla Tangenziale Est SS. 710 nel Comune di Campobasso tra l’autovettura condotta dal sig. B.A. residente a San Severo con a bordo moglie, figlio, nuora ed un noto chirurgo oculista concittadino ed un’altra autovettura condotta da un cittadino della provincia di Benevento con a bordo la propria moglie. Gli agenti accertatori si convincevano sin da subito per una corresponsabilità di entrambi i conducenti, inversione di marcia vietata e mancata precedenza al beneventano e velocità superiore al limite consentito e comunque non adeguata ai luoghi ed alle condizioni della strada per il sig. B.A. .

​Tutti lesionati gravi come pure il noto oculistasanseverese che aveva la peggio riportando fratture con una prognosi di oltre 60 gg.

​Mentre l’imputato beneventano optava per l’istituto della messa alla prova volto alla riparazione sociale e individuale del torto connesso alla consumazione del reatoevitando così il processo, la difesa del sig. B.A. decideva di affrontare comunque il dibattimento riuscendo a sconfessare la tesi accusatoria della Procura della Repubblica di Campobasso, facendo evincere la totale assenza di elementi probatori a carico del sig. B.A. volti a supportare una eventuale sentenza di condanna.

Fondamentale per l’assoluzione è stato l’esame degli stessi agenti accertatori della Polstrada che hanno fatto emergere un quadro probatorio insufficiente e superficiale ma anche la consulenza tecnica dell’arch. Sabrina Paola Piancone, cui la difesa del sig. B.A. si è valsa per dimostrare e provare la più totale insussistenza del capo d’imputazione.

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