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ATTACCAMENTO ALLA MAGLIA: RIFLESSIONI DI CULTURA SPORTIVA

di VANNI PELUSO CASSESE

Mi è capitato di leggere il post di un tifoso interista che con livore esprimeva a LUKAKU, centravanti della propria squadra del cuore, tutto il cruccio per il suo trasferimento ad altro Club. Così, gliene ha mandate a dire di tutti i colori, con offese e anche…anatemi. Incolpandolo di cosa? Di non aver dimostrato alcun attaccamento ai colori nero-azzurri, cambiando così inopinatamente casacca! Ora io mi chiedo se quel tifoso abbia fatto le stesse considerazioni allorché LUKAKU si trasferì a Milano per giocare con l’Inter. Ma cosa si vuole dai giocatori del nostro tempo? Che abbiano lo stesso sentimento di coloro che nati e cresciuti nel Club del proprio paese sentono la maglia una seconda pelle? So bene quanto il tifoso possa legarsi al giocatore, ma mentre il primo è fan della propria squadra per decine d’anni, l’altro è solo un partecipante transitorio delle vicende del team. Mica ha vissuto le imprese straordinarie e gli insuccessi più tristi che sono le vere ragioni capaci di sugellare l’amore per i colori della propria squadra. I giocatori, al contrario, cambiano team anche ogni anno. Ecco perché specialmente lo sport di squadra, il calcio, il basket, il volley, oggi è privo di bandiere, se non quella opportunistica economica. Avete mai sentito di allenatori che oggigiorno motivano i propri giocatori tirando in ballo l’attaccamento alla maglia? Una volta sì, il capitano della CESTISTICA, così come buona parte della squadra, era di San Severo e credo che altrettanto si sia verificato nella squadra di calcio cittadina. Poi, la frenesia dei vari Club, dirigenti e allenatori, innescatasi anche per accontentare proprio i tifosi, ha spinto all’inserimento in squadra di giocatori dal rendimento superiore per poter…vincere di più. Giocatori d’altre zone geografiche che decidono di spostarsi dietro adeguato compenso. Ed allora non capisco assolutamente quei tifosi che criticano i giocatori per il poco o assente attaccamento alla maglia. Il ‘senso di appartenenza’, proprio in quanto tale, è un sentimento che si instaura allorché si sono vissute per lungo tempo le vicende di un Club. Piuttosto, gli atleti soffrono di uno scarso rendimento per un cumulo di altre ragioni. Siano esse caratteriali, psicologiche, tecnico-atletiche, relazionali e non ultimo…per mancato ambientamento. Infatti, non è assolutamente certo che un giocatore vissuto a Milano o a Boston, Los Angeles o Chicago si trovi perfettamente a suo agio a vivere a…San Severo. Ecco perché ho sempre suggerito che, nella nostra realtà locale, sarebbe opportuno ingaggiare più che giocatori americani, giocatori slavi, lituani, estoni, macedoni. Se non altro perché hanno molta più ‘fame’, in tutti i sensi. Qualche anno fa proposi un progetto, mai ritenuto meritevole di attuazione, quello di tappezzare le pareti interne del Palasport con gigantografie delle squadre della CESTISTICA che nel corso degli anni hanno dato lustro al basket sanseverese con altisonanti vittorie. Certo, tenevo a che fossero messi in bella mostra gli autori dei successi che hanno fatto grande il Club giallonero. Quelli che battevano il Brindisi, il Sassari, il Fabriano. Quelli che vincevano i campionati. Ero altrettanto convinto, però, che l’idea avrebbe avuto valore pure nel…raccontare ai giocatori che di volta in volta entrano a far parte del roster giallonero, da quale affascinante storia provengono il Club e la squadra della quale essi ora indossano la maglia. Un modo, insomma, per dire ai nuovi…innesti: attenti che questa maglia che ora vi infilate è gloriosa.

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