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ATTACCO LIBERTÀ DI STAMPA È ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

13 nov. – Piena e incondizionata solidarietà ai giornalisti, finiti nel mirino di dichiarazioni che offendono pesantemente la libertà di stampa e la loro fondamentale funzione nel dibattito democratico.

Thomas Jefferson, presidente degli Stati Uniti, amava ripetere “se dovessimo avere un governo senza giornali o dei giornali senza governo, non esiterei un momento a preferire quest’ultima cosa.”

Appare assurdo che nel 2018 si debba discutere di libertà di stampa e tutela della libera informazione. Mi pare di vedere una foto in bianconero che riporta indietro nel tempo: abbiamo avuto l’affaccio esultante dal balcone e ora l’attacco duro contro la stampa e i suoi rappresentanti.

Mi pare che ci sia il rinnovato timore di un ritorno a giornali scritti sotto dettatura.

I giornalisti non sono pennivendoli, come i professori universitari non sono baroni, i politici non sono corrotti, gli intellettuali regressivi e discriminanti. Non si può generalizzare, perché mettere tutto insieme vuol dire minare la credibilità di una categoria professionale, qualunque essa sia.

A livello nazionale ci sono sciacalli e pennivendoli, a livello locale ci sono schiavi e giornalai. Non cambia molto la considerazione rispetto alla stampa, ma il tema più importante è l’approccio che hanno chi, pur non avendo avuto un mandato popolare, è stato chiamato a governare l’Italia. Questo paese non ha bisogno dei giudizi del duo Di Maio-Di Battista; ha bisogno di soluzioni immediate contro la crisi economica, la povertà, l’occupazione e la fuga dei giovani e di raccontare tutto questo sui giornali. Insomma, chi governa pensi a governare e chi scrive si occupi di scrivere secondo coscienza. Il resto sono chiacchiere che fanno male all’Italia e agli italiani.

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