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Attiva e integrata nel tessuto sociale, la comunità ucraina di San Severo.

Le testimonianze e le preoccupazioni; la storia e la religione ucraina; la solidarietà dei sanseveresi.

Sono giorni concitati per l’Ucraina, e per l’Europa. Da ogni parte d’Italia si sono attivate concrete azioni di sostegno. A San Severo, dove vive una comunità ucraina attiva e integrata nel tessuto sociale, si sono poste in essere tante attività. Nei giorni scorsi alcuni cittadini della nazione in guerra, accompagnati da Padre Oleg Grygorets, assistente spirituale per i cittadini ucraini in Puglia, hanno incontrato il sindaco, Francesco Miglio e continuano le testimonianze concrete di consegne di medicinali, indumenti, oltre a derrate alimentari e l’accoglienza di bambini e profughi ucraini. Ci sono anche tre testimonianze di giovani uomini ucraini, tutti molto preoccupati. “Ho 36 anni, sono in Italia dal 2003, a San Severo dal 2009 ed ho formato famiglia. A San Severo mi trovo bene e lavoro – ha esordito Zaluha Oleh -. Mia moglie è di Leopoli. Lì ho i miei nonni, mia sorella e gli zii. Stanno vivendo un periodo difficile, pur essendo vicini alla Polonia. Noi cerchiamo di aiutarli, con tutto ciò che possiamo fare”. Ucraina terra di libertà e di storia: “Leopoli è una città multietnica, piena di storia e di musei – ha concluso Zaluha Oleh -. Gli ucraini sono un popolo libero che si esprimere liberamente in ogni circostanza. In Italia ho avuto la possibilità di coltivare ulteriormente i miei sogni e mi trovo bene”. Kokot Andrii ha 39 anni, lavorando a San Severo. “Anch’io arrivo dalla zona di Leopoli e posso dire che le città più grandi dell’Ucraina sono moderne e molto belle. Al momento sono in contatto con mia madre e mia sorella che stanno cercando di sopravvivere così come vediamo dalle immagini televisive”. Per loro la guerra è un errore. “I russi hanno fatto un errore grande perché ogni popolo, ogni Paese, ha voglia di vivere con le proprie idee ed essere libero”, ha concluso. Il più giovane del gruppo è Hrynevych Andriy: “Ho 30 anni e sono a San Severo perché c’erano già i miei genitori e poi, venendoli a trovare, ci sono rimasto anch’io. In Ucraina ho mio fratello e i miei nonni e speriamo in una serena conclusione della questione. La nostra nazione è molta bella da vedere e va visitata. Speriamo di poter rivedere i nostri cari e di far ritornare i turisti. Ho parlato con mio fratello ma spesso sono costretti a scendere negli scantinati, nelle tavernette, per difendersi dai bombardamenti. Ho studiato giurisprudenza in Ucraina ma mi trovo bene a lavorare a San Severo”. Tutti e tre lavorano nell’azienda sanseverese Gen.Er Building System. Michele Padalino è un esperto di Ecumenismo, direttore emerito dell’ufficio dell’Ecumenismo e dialogo interreligioso della Diocesi di San Severo, ha scritto diversi libri sull’argomento: “Sono stato in Ucraina a luglio del 2019, per circa dieci giorni. Una nazione intrisa dall’impronta bizantina d’origine russa. Ho visitato Kiev e alcuni villaggi dell’entroterra, Leopoli e Ternopil, anche qui con alcuni villaggi intorno a queste due città. A Kiev sono ortodossi; a Leopoli, greco-ortodossi. Ho detto ciò perché la cosa che più mi ha colpito è stata il fatto che i cristiani ucraini non fanno differenze nel recarsi nelle diverse chiese.

michele padalino

Chiaramente se non ci sono sacramenti da svolgersi nei propri riti. La povertà dei villaggi contrasta un po’ col fatto che ci sono edifici di culto moderni anche vicini tra loro. Le chiese delle città, invece, sono molto belle e antiche. In Ucraina, per quello che ho potuto percepire, il prete è importante ma ha il suo ruolo all’interno della chiesa e nelle celebrazioni. Inoltre – ha continuato Padalino – la religione tiene unito il popolo anche se ci sono diverse comunità ecclesiali con tanti giovani a frequentare le funzioni religiose. Le città sono piene di storia e modernità ma le campagne, sono popolate da persone anziane e non proprio benestanti. C’è molta emigrazione legata al lavoro perché, ad esempio, lo stipendio medio di un docente è di 350 Euro. Ma ci sono pure tante scuole, università, biblioteche e arte – ha concluso Padalino -. Chiaramente oltre alla bella pianura piena di frumento, sono stato colpito dalla visione dalle centrali nucleari”.

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