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BANCAPULIA…E POI PERDI

LETTERA ALLA GAZZETTA

Caro Direttore, parafrasando GANDHI che individuava in quattro passaggi la strada per la vittoria («prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci»)si potrebbe dire che in altrettante tappe BancApuliaabbia percorso la sua via per la sconfitta: prima Banco di Torremaggiore e San Severo, poi Banca della Capitanata, poi BancApulia, poi Veneto Banca. E ha perso. Un sacco di soldi. Quasi tutti, visto che il titolo in poco tempoè passato dagli oltre 40 euro di valore per azione ai pochi centesimi stimatioggi per dar corsoall’imminente, indispensabile (per la sopravvivenza stessa dell’istituto) aumento di capitale della banca di Montebelluna che nel 2009 acquistò BancApulia dagli allora soci di controllo, la famiglia CHIRÒ. Si èquindi passati dalle tante(eccessive) postazioni bancomat disseminate per San Severo (e paesi limitrofi)al rischio di non poter più fare bancomat perché senza più un euro da prelevare. Sono infatti decine, centinaia, migliaia (chi può dirlo con precisione?) i risparmiatori chehanno affidato il proprio piccolo o grande gruzzolo, spesso quanto messo da parte in un’intera vita di lavoro,alla banca che ha nascosto loro gli alti rischi che correvano investendo in azioni della stessa, rivelatisi poi titoli spazzatura.Ma stavolta pare che, per dirla con il titolo di una telenovela che la buonanima della mia adorata nonnatanto amava seguire, “anche i ricchi piangono”. Ossia la famigliaCHIRÒ, che sembra non riesca a smobilizzare la quota che ancora deteneva in BancApulia. Decisamente un bel salvadanaio, quasi 150 milioni di euro. Ecco comeVITTORIA PULEDDA suRepubblicadel 17 gennaio scorso spiegava l’<<incaglio>>: «La famiglia CHIRÒ sostiene che esista una scrittura privata che prevede una via d’uscita sulla quota che la famiglia conserva in BancApulia. Una finestra in tre passaggi, ognuno dei quali vale 45,8 milioni di euro, che ora Finanziaria Capitanata vuole esercitare in toto. Veneto Banca da parte sua sostiene la non esistenza dell’accordo o comunque la non efficacia della facoltà di way out ed ha a sua volta citato la Finanziaria presso il Tribunale di Pescara. Sulla vicenda c’è anche un arbitrato…».Vedremo come andrà a finire e fa bene LAGAZZETTA DI SAN SEVERO a monitorare gli articoli che la stampa nazionale vi dedica. Fatto sta chenella vicenda di Veneto Banca tutto appare profondamente sconsolante, ancor più se seguita da lontano.Compresoun aspetto, apparentemente marginale, che però forse, con il senno di poi, poteva suonare già come un primo campanello d’allarme della brutta china che stavano prendendo i rapporti tra la banca e i cittadini di San Severo. Mi riferisco alla Biblioteca economica che fino a qualche anno fa c’era in Corso Gramsci, intitolata a FELICE CHIRÒ, fondatore di BancApulia (o meglio, di quella che era prima che si chiamasse così). Quando d’estate tornavo giù e mi capitava di passarci davanti ero contento di constatare che a San Severo un mecenate, la famiglia CHIRÒ appunto, avesse voluto donare e mettere a disposizione della città un luogo di cultura economica in cui tanti giovani avevano la possibilità di avvicinarsi e interessarsi alla “scienza triste” (come il filosofo scozzese THOMAS CARLYLE ebbe a definire l’economia), sfogliando libri e riviste specializzate. Oggi quella biblioteca non c’è più. Non so il perché, se sia rientrata nel pacchetto di cessione delle azioni di BancApulia dei CHIRÒ a Veneto Banca e poi quest’ultima abbia deciso di non volerla finanziare più. O se siano insorte complicazioni di natura burocratica che non conosco. O altre questioni ancora. In ogni caso, qualunque motivo ci sia stato alla base della sua chiusura, penso sarebbe stato un bel gesto se la famiglia CHIRÒ l’avesse impedita a ogni costo, pagando di tasca propria tutte le spese necessarie per tenere aperta la biblioteca che portava il nome del capostipite. Non è andata così. Dispiace.Dicevamo? Prima Banco di Torremaggiore e San Severo, poi Banca della Capitanata, poi BancApulia, poi Veneto Banca. E San Severo ha perso. Anche la biblioteca.

LETTERA FIRMATA

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