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Bubba: Il mio voto contrario alla delibera sul Piano Casa

Nel Consiglio comunale del 18 c.m è stato approvato il nuovo Piano Casa che revoca di fatto le delibere approvate in Consiglio comunale della precedente Amministrazione del Centrodestra e in particolare la delibera n.28 del 30 settembre del 2009 e la delibera n. 34 del 31 maggio 2011. Le due delibere approvate dal Centrodestra prevedevano l’applicazione del Piano Casa in tutte le aree edificabili, anche nella zona omogena tipo A (Centro Storico) con l’esclusione, nella prima delibera, solo di alcune aree del centro storico, mentre nella seconda delibera è inserita tutta l’area del centro storico.
Il nuovo Piano Casa approvato in Consiglio comunale il 18 c.m prevede l’esclusione totale della zona omogena tipo A (Centro Storico) mentre rimangono inalterate tutte le altre zone di tipo B e C.
Il mio voto contrario all’approvazione dell’accapo “ Piano Casa” presentato in Consiglio comunale del 18 c.m , deriva dal fatto che esso, pur apportando delle migliorie che escludono in modo chiaro il centro storico (norma tra l’altro prevista già dalla legge), non è sufficiente a garantire uno sviluppo adeguato del tessuto urbanistico della zona omogena di tipo B ( suddivisa in Br1, Br2,Br3,Br4,Br5, Br6) nella quale ci sono zone in cui le strade strette non dovrebbero consentire premialità di volumetria in altezza con maggiori carichi urbanistici, lasciando il tutto come previsto nel PUG.
Una zona critica riguarda l’area delimitata da corso Garibaldi , via Tiberio Solis, via Zannotti e via Teresa Masselli (zona denominata dei Catacubbi), in cui troviamo strade di appena 3-4 metri dove la pedonalizzazione diventa difficile in mancanza di marciapiedi ed in alcune abitazioni prima di aprire la porta devono accertarsi della percorrenza di qualche veicolo. Altra zona simile è quella di fronte alla posta centrale. Ma non sono le uniche zone.
Ma prima di addentrarci nelle ulteriori motivazioni che mi hanno portato al voto contrario, cerchiamo di capire che cos’è il Piano Casa in sintesi, senza entrare nei particolari.
Il Piano Casa è una legge nata con il governo Berlusconi nel 2008 come provvedimento straordinario, di breve durata, con l’obiettivo di dare nuovo slancio al settore edilizio, che languiva in una forte crisi di stagnazione.
La crescita del settore edilizio doveva avvenire incentivando i cittadini con delle premialità volumetriche, dando l’opportunità di poter ampliare la propria abitazione con un aumento del 20% di quella esistente oppure di demolirla e di ricostruirla con un aumento del 35% dell’abitazione. Il tutto doveva essere una opportunità per riqualificare le proprie abitazioni in termini architettonici, di sicurezza energetica e sismica.
Il 31 marzo 2009 c’è stato l’accordo fra Stato e Regione, col quale le Regioni si sono impegnate ad approvare proprie normative in materia volte a promuovere quanto indicato a livello nazionale. Oggi per Piano Casa intendiamo quindi non più una singola legge, ma un sistema di normative nazionali, regionali e locali.
Con la Legge regionale n. 14 del 2009, la Regione Puglia attua il primo Piano Casa, che negli anni sarà sempre prorogato di anno in anno fino ad arrivare all’ultima proroga del 31 dicembre del 2019. Oltre alle proroghe, si sono succedute una serie di norme che hanno modificato, in alcuni articoli, la legge regionale del 2009. Inoltre la Legge Regionale consente alle singole amministrazioni comunali di fissare ulteriori limiti o deroghe in relazione alle caratteristiche socio-culturali, morfologiche, paesaggistiche e urbanistiche dei luoghi.
Oggi la crisi edilizia non la si può risolvere percorrendo la strada dell’incentivazione delle volumetrie, che dura già da molti anni e che ha determinato dei carichi urbanistici maggiori depauperando nello stesso tempo il tessuto urbanistico esistente e quello previsto dal PUG, appena adottato qualche anno fa (approvato nel 2014), a cui tanti professionisti ed operatori hanno partecipato per la stesura definitiva.
Inoltre la città di San Severo ha subito in questi ultimi anni una forte decrescita demografica passando da circa 58 mila abitanti di qualche decennio fa a 53.300 abitanti rilevati nel 2017. Questo ha determinato una saturazione del mercato in cui l’offerta delle abitazioni è di gran lunga superiore alla richiesta.
Occorre, quindi, mettersi intorno a un tavolo e coinvolgere tutti i professionisti del settore (ingegneri, architetti, geometri , periti , etc….), le associazioni di categoria dei costruttori e degli artigiani , gli amministratori e i tecnici comunali per realizzare un Piano casa delimitato solo ad alcune zone del territorio e nello stesso tempo indirizzando l’economia privata verso interventi di riqualificazione dell’edificato e di rigenerazione urbana. Il tutto nella consapevolezza che la buona urbanistica passa inevitabilmente da un rapporto virtuoso tra la tutela del territorio e la capacità di realizzare interventi in grado di migliorare le condizioni di vivibilità delle nostre città. Occorre incentivare, attraverso una riduzione degli oneri di urbanizzazione o attraverso una compensazione urbanistica (meccanismi alternativi all’indennità di esproprio, gravosi per i bilanci locali), tutti gli interventi che non incrementano il carico urbanistico, che riducono le superfici impermeabilizzanti e nello stesso tempo migliorano il tessuto urbano sotto il profilo sociale ed economico.
Non devono essere le volumetrie e i maggiori carichi urbanistici gli elementi di incentivazione per far uscire l’edilizia dalla crisi , bensì tutto ciò che rende bello il tessuto urbanistico della nostra città, nel pieno rispetto del PUG.
Il Consigliere comunale
Antonio Giuseppe Bubba

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