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“CADRÀ L’INVERNO”. A SAN SEVERO ANTONELLA CORNA PRESENTA IL SUO NUOVO LIBRO

Venerdì 14 Febbraio, alle ore 18.00,  presso l’Hotel “Cicolella” di San Severo, con ingresso libero, si svolgerà un interessante incontro con la dott.ssa Antonella  CORNA.

All’evento, moderato da Beniamino PASCALE,  giornalista de “L’Attacco”, parteciperanno: l’autrice Antonella CORNA, che presenterà il suo ultimo libro  “CADRÀ  L’INVERNO”  (Edizioni “Raffaelli”); la giornalista-poeta Antonietta  GNERRE;  il poeta Enrico FRACCACRETA  e l’editore Walter  RAFFAELLI.

La serata inoltre, sarà allietata dalle dolci melodie suonate da Martina  PILLA, con il suo violoncello, ed arricchita dalla voce recitante di Luigi CIAVARELLA.

Antonella CORNA è nata a San Severo ed attualmente è Funzionario  UNEP,  presso il Tribunale di Foggia.

Le sue precedenti pubblicazioni  poetiche e letterarie hanno avuto  successo, tanto da ricevere numerosi riconoscimenti, premi speciali e di giuria, segnalazioni, menzioni e diplomi d’onore.

Di tratta di un’autrice dalla “penna molto attiva e talentuosa”, infatti  collabora con giornali online e si dedica anche alla stesura di testi per musical,

esperienze corali polifoniche, teatrali e cinematografiche.

Ma conosciamola meglio.

“ANTONELLA,  COME  È  NATA L’IDEA  DI  QUEST’ULTIMO  TUO LIBRO?  SI TRATTA  DI  UN  ROMANZO  O  DI UNA  RACCOLTA?”

Questo libro è una raccolta poetica ed è il frutto di un lavoro di introspezione e cura della parola durato due anni. Ogni pensiero è stato confezionato lavorando per sottrazione, sfoltendo le ridondanze, eliminando il superfluo, cercando quasi parossisticamente di arrivare all’essenza per restituire alla parola il suo potere creativo. Non c’è lo sviluppo di una idea di base, come può avvenire per un romanzo. La poesia è scevra dai canovacci della prosa e può permettersi di non rivelare nulla di compiuto, se non la musicalità e l’armonia che la costituiscono. Anzi è proprio questo il suo valore: non esprimere concetti assolutistici, ma servire da svelamento improvviso della realtà, in dinamiche sempre nuove e sempre diverse. Ritengo che la poesia, soprattutto quella contemporanea, debba superare il limite della purezza descrittiva e andare ad occupare spazi differenti e persino scomodi, porsi interrogativi che non diano semplicemente risposte, ma aprano a nuove e imprevedibili domande”.

“CADRÀ  L’INVERNO”… UN TITOLO CHE  INCURIOSISCE.  COME  MAI L’HAI  CHIAMATO  COSÌ?”.

“Sono felice che il titolo susciti curiosità. In effetti viene da chiedersi: ma che significa? La risposta è semplice, da vocabolario direi. Il verbo cadere ha tanti significati. In senso figurativo può significare “accadere, capitare”, ma anche “non avere più ragione di sussistere, venire meno”. É quindi evidente la dualità insita nel significato di questo titolo: nella vita ci accadono tante cose, molte di esse possono essere dolorose, buie, fino a farci sentire freddo nel cuore, ma se guardiamo fiduciosi al futuro, come appunto suggerisce la declinazione ‘cadrà’, presto la sofferenza perde la sua ragion d’essere e torna il sereno. Insomma è un invito alla speranza”.

“COSA  RAPPRESENTA  PER  TE  LA SCRITTURA?”.

“Scrivere mi aiuta a riflettere. La scrittura ha un tempo più lento rispetto al pensiero che, lasciato libero, non solo corre troppo, ma cambia in modo repentino seguendo il vento del pensiero successivo. Quando invece bisogna connotare il proprio filo logico nei limiti espressivi della parola, la sfida si fa avvincente, perché le parole sono milioni, ma ce n’è soltanto una che calza perfettamente con lo stato d’animo che si vuole rappresentare, soprattutto quando si scrive in poesia. É necessario un grande sforzo, una ricerca a volte sfibrante, ma soprattutto una profonda conoscenza di sé e della propria interiorità, oltre alla necessaria consapevolezza che vi è differenza tra emozioni e sentimenti. Senza questo approccio si può scrivere forse anche una buona prosa, ma certamente non poesia”.

“OGGI  SI  LEGGE  SEMPRE  MENO.

MA  CHI  NON  LEGGE,  NON POTRÀ  MAI…?”

“Non potrà mai arrivare alla verità che rende liberi. E così vivrà schiavo e infelice per sempre, senza sogni, senza prospettive, senza meraviglia, senza infinito, calato tristemente in un osceno e scandaloso presente privo di conoscenza e di bellezza”.

“IL  TUO  LIBRO  LO  HAI  DEDICATO A  QUALCUNO  IN  PARTICOLARE?”

“Non a qualcuno in particolare, ma a tutte quelle persone che vorranno acquistarlo e leggerlo, e a tutti coloro che avendo già letto solo qualche verso si sono ritrovati a percepirsi in un modo nuovo. Sono già tanti e li ringrazio per le bellissime parole che hanno saputo dirmi e che mi hanno commossa”.

Elisabetta Ciavarella

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