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Capitale della cultura: UNA CANDIDATURA PER PAZZI DA LEGARE!

di TERESA FRANCONE

Erroneamente si crede che il titolo di Capitale Italiana della Cultura,sia una certificazione prestigiosa di uno status di preminenza e di eccellenza di una città, rispetto al contesto culturale regionale e nazionale, esclusivamente legata alla quantità e alla qualità del suo patrimonio materiale e immateriale (beni culturali, tradizioni, patrimonio culturale e monumentale, gastronomico e naturale). Un titolo fine a se stesso. Se così fosse, molte città non sarebbero considerate come centri di rilevanza della cultura,tantomeno potrebbero candidarsi. In realtà costituiscono, insieme alla vita culturale della città, la base per l’organizzazione di eventi.L’assegnazione, infatti, avviene soprattutto per un programma ECCEZIONALE di eventi che si propone di organizzare per l’anno in questione. Una sorta di GRANDE FESTIVAL di promozione turistica o culturale. In poche parole un EVENTIFICIO il cui dossier da presentare deve essere IMBATTIBILE con proposte che possano far crescere l’offerta culturale trainando il turismo per ricevere più visite e visibilità. Il Titolo ha finalità di sostenere, incoraggiare e valorizzare la capacità di PROGETTARE ed ATTUARE, da parte della città, azioni per aumentare il valore culturale, la coesione sociale, l’integrazione, la creatività, l’innovazione, la crescita e lo sviluppo economico. Il premio, un milione di euro per la realizzazione del programma presentato nella candidatura,per rigenerare la città, modificandone immagine e facendola conoscere meglio. Gli effetti del premio si raccoglierebbero nell’anno successivo. Ovviamente, si perpetuerebbero all’infinito curando e mantenendo una buona immagine della stessa. Ma nessuno, a San Severo, ha spiegato ai cittadini che uno dei punti fondamentali della vittoria è il loro coinvolgimento. La partecipazione popolare è importante tanto quanto quella delle comunità scolastiche, religiose e del mondo associazionistico. Basterebbe fare del buon e sano spionaggio, che non sia contraffazione di idee altrui, che ci si renderebbe conto di come altre competitor stiano lavorando per permettere a qualsiasi cittadino, che abbia idee “incredibilmente folli”, di aiutare a PUBBLICIZZARE la propria terra. Infatti i nostri concittadini, indipendentemente dalla riuscita di questa impresa, devono collaborare affinché il nome ed il programma stesso siano accattivanti, che il tutto diventi un”documentario “ di quello che siamo, facciamo e possiamo, spingendo a sceglierci perché quella è la nostra realtà. Insomma, tutti i sanseveresi sono invitati a far parte di un unico cantiere. Inoltre, con le dovute ricerche, si scoprirebbe che le nostre problematiche legate alla criminalità e al degrado urbano, sono le stesse di altri Comuni e che queste non sono assolutamente un limite. La sfida è quella di portare la cultura laddove vi è ombra e la bellezza a chi non la conosce. I sanseveresi dovranno imparare a guardare dalla parte opposta di quella dove guardano gli altri, dovranno dimenticare di ripetersi ed autoconvincersi che questa è una pessima città. L’esempio di Matera, il cui titolo è stato di Capitale Europea della Cultura, ci insegna che il successo lo si deve proprio alla capacità del popolo di fare squadra. Quindi i sanseveresi devono, una volta per tutte, decidersi a partecipare attivamente a questa sfida, remando nella giusta direzione, facendo sì che la cultura non sia di esclusivo possesso di una “ELITE LOCALE”. Questa candidatura non è una pazzia, ma tanto semplicemente un’occasione per “pazzi da legare” che hanno voglia di guardare al futuro.

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