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CAPITANATA: DALLA MAFIA AGRO- PASTORALE ALLA MAFIA DEGLI AFFARI

L’Editoriale di DESIO CRISTALLI

Parlando di criminalità della terra di Capitanata si sente sempre più spesso sentenziare di un salto di qualità di una mafia camaleontica, in grado, cioè, di essere insieme decisa e feroce ma anche affaristicamente moderna, con una vocazione che si potrebbe definire più ‘imprenditoriale’. E proprio al fine di dimostrare di poter esercitare un controllo capillare in ogni settore economico-produttivo territoriale, la lungimiranza della parte più evoluta della criminalità dauna ha puntato a consolidare un asse trasversale fra i ‘clan’ di cui si compone, realizzando un apparato operativo delinquenziale dai diversi volti al quale si affianca sempre più spesso una sacca ‘arditamente affaristica’ capace di condizionare e ‘sporcare’ anche alcune istituzioni. Ecco dunque il salto di qualità dalla vecchia alla nuova mafia. E conferme autorevoli ve ne sono state, come quella della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) territoriale che ha rimarcato che “nel solco della mafia agro-pastorale ha messo le radici una criminalità evoluta la cui misura di infiltrazione è data dai provvedimenti di scioglimento di vari Consigli Comunali di Capitanata”. La sinergia tra i clan locali funzionale alla pianificazione e gestione di più o meno evidenti attività illecite, nonché alla condivisione di enormi interessi economico-criminali, si tradurrebbe nella riproposizione di canoni del malaffare assimilabili a quelli della <‘ndrangheta> con metodi capaci di realizzare ramificate commistioni con il tessuto connettivo sociale ed economico. Alcune indagini di questi ultimi anni hanno portato a galla una significativa vocazione affaristica della criminalità conterranea verso un più evoluto modello di ‘mafia degli affari’. Per alcune Procure della Repubblica di Tribunali pugliesi “…tutti gli organi istituzionali (dal CSM al Parlamento) riconoscono la terribile pericolosità di questo tipo di mafia non solo per la capacità <militare> ma per la capacità di controllo del territorio”. Secondo la locale DIA, “il contesto descritto può essere desunto anche dalle numerose interdittive emesse negli ultimi anni dai Prefetti di Foggia che illustrano la capacità dei clan di interagire con la vita pubblica e l’imprenditoria interferendo nel mercato e condizionandone lo sviluppo”. Ricordiamo, infatti, che questi provvedimenti prefettizi “hanno in generale colpito attività commerciali e imprenditoriali nei settori dell’itticoltura, dell’allevamento di bovini e caprini, della manutenzione e della pulizia, nonchè in quelli più tradizionali del ciclo dei rifiuti nell’area garganica e del Tavoliere. In questo contesto, l’azione antimafia si è concentrata proprio sui rapporti tra imprese e amministrazioni pubbliche evidenziando quelli che potremmo definire indicatori sintomatici di una permeabilità e di un condizionamento mafioso soprattutto nei confronti dei settori dell’economia colpiti dall’emergenza sanitaria tuttora in corso”. Tutti elementi già storicamente dimostrabili di quei nuovi metodi criminali che travolgono gran parte dell’apparato degli affari che ha sepolto definitivamente quello agro-pastorale vecchia maniera.

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