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CESARINO GIANCOLA, UN GRANDE IMPRESARIO TEATRALE

di GIUSEPPE CLEMENTE

 Non sono certamente molti quelli che ricordano il mitico CESARINO GIANCOLA, nota figura di impresario teatrale, esperto organizzatore di spettacoli che gestiva anche finanziariamente, assumendosene il rischio economico. Grazie alle sue personali conoscenze con i più noti artisti dell’epoca, fece vivere al Comunale di San Severo la sua epoca d’oro. Le più famose compagnie brigavano per esibirsi nel teatro della nostra città, non solo per la innovativa struttura che ne rendeva perfetta l’acustica o per la stima di cui godeva l’impresario, ma anche e soprattutto per il suo pubblico, ritenuto dai produttori nazionali, esperto per testare la qualità degli spettacoli, un affidabile banco di prova prima di affrontare le spietate piccionaie delle grandi città. Erano gli anni in cui il Teatro era tra gli svaghi prediletti dagli italiani e, pur non disponendo sempre di adeguati mezzi

FOTO MODUGNO-GIANCOLA

economici, gli spettacoli venivano allestiti anche tra mille difficoltà. Gli impresari comunicavano spesso a DON CESARINO ciò di cui avevano bisogno per le scenografie e lui si impegnava molto per procurarlo. La sua disponibilità gli consentiva di stabilire rapporti personali molto forti e quasi tutti gli artisti che passavano da San Severo, diventavano suoi amici. Era legato da grande stima e amicizia a DOMENICO MODUGNO, a NINO TARANTO e a CARLO CAMPANINI, noto caratterista e “figlio spirituale” di PADRE PIO, che una volta gli chiese di accompagnarlo a San Giovanni Rotondo. E qui c’è un aneddoto da raccontare. Giunti al cospetto del Santo, che prima non aveva mai visto i due, questi cacciò DON CESARINO, gridando: “Fuori di qui, teatrante”. DON CESARINO, che tra l’altro era un tipo piuttosto irascibile, chinò la testa e andò via, senza dire una parola. Aiutava sempre chi a lui si rivolgeva per “fatti di teatro” e io fui tra questi, perché negli anni ’60 ero uno sprovveduto cronista del MERCOLEDÌ SPORT, un settimanale di Bari, che veniva pubblicato, appunto, il mercoledì e si interessava di sport, cinema e varietà.  Quando a San Severo il 26 novembre 1961, un martedì, arrivò la compagnia di NINO TARANTO, ERMINIO MACARIO e MIRANDA MARTINO che portavano in scena “MASANIELLO” di CORBUCCI e GRIMALDI, ebbi dal giornale l’incarico di andare a intervistarli. Fu una bella esperienza, anche se dovetti lottare non poco per superare il timor panico che mi attanagliava. Giovane e inesperto, ripeto, avevo di fronte due mostri sacri della rivista italiana e una brava attrice e cantante, in quegli anni, molto popolare. Non fu facile avere un appuntamento per l’intervista, ma ci pensò DON CESARINO, fissandolo nella hall dell’HOTEL DAUNO, sul viale della stazione, dove la compagnia alloggiava. Mentre attendevo che i tre arrivassero fui più volte tentato dal lasciare tutto e andar via, sparire. Però restai e il mio coraggio venne premiato, perché venne fuori una buona intervista, che il giornale pubblicò integralmente. Peccato non averne più il testo. Ricordo solo che, essendo il protagonista (Masaniello) ancora oggi una figura controversa, chiesi a TARANTO se lo spettacolo voleva trasmettere un messaggio. Mi rispose MACARIO, secco e deciso: “Quando TARANTO e MACARIO stanno insieme la gente vuole solo ridere”. Risi anch’io, ringraziai e salutai. Peccato che all’epoca non ci fossero i selfie.

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