Cultura

Chiacchiere da bar Come nasce un cocktail

La creazione di un cocktail è il momento artistico di un barman ,ma come ogni arte e figlia di conoscenze, allenamento e talento. Io le mie creazioni le divido in due  categorie :il “colpo di fulmine” e il “vero amore”.                          Il colpo di fulmine è quel drink che nasce e muore in una sera  solitamente i clienti lo chiedono con uno scocciato “fai tu “, per colpire nel segno in questi casi bisogna  conoscere i gusti del cliente o intuirli quanto più possibile  cercando di tenersi in un range di gusto medio evitando delle scelte azzardate e degli accostamenti rischiosi. La scelta dei prodotti in questi casi si affida alle conoscenze organolettiche del barman. Questo momento è come una jam session per un musicista dai quello che hai in quel momento ,istinto allo stato puro.Il vero amore invece è figlio di studio, prove ed  esperimenti che a volte danno grandi soddisfazioni ed altre rumorosi tonfi. Queste ricette nascono per un motivo ben preciso: una gara, il nuovo menu ,l’esigenza di lanciare un prodotto nuovo ,ecc. Tutto parte da un’intuizione ,una fissa mentale su cui si inizia a lavorare con prove ed assaggi alla ricerca del gusto perfetto  o del “vero amore”. Sul argomento Oscar Cavallera, direttore di Bar Universitydice:«Prima di mettersi a inventare un cocktail occorre rispondere a tre domande chiave: perché lo voglio fare, chi voglio che lo beva, dove scelgo di servirlo. Solo una volta che si è risposto a questi interrogativi ci si mette a pensare a come farlo: sono le basi del cocktail building. Un metodo che ribalta gli schemi: scelta degli ingredienti, metodo di preparazione, tecnica di presentazione e nome diventano infatti una conseguenza delle scelte fatte “a tavolino”, ancor prima di cominciare>>.Questi drink lasciano sempre un ricordo vivido nel tempo ed entrano a far parte del bagaglio che un barman si porta dietro sono quasi come figli.                                                                                                                                      La prima cosa da capire quindi è cosa si vuole realizzare se un cocktail digestivo o un aperitivo ,se un long o uno short drink ,ognuno di questi ha delle prerogative e delle regole da rispettare.Dopo aver capito quale strada intraprendere inizia il processo creativo vero e proprio.                                                        Un principio fondamentale da seguire nella costruzione di un cocktail è quello di non esagerare con il numero di componenti. Questo per due fattori principali:
Troppi ingredienti si sovrappongono e il gusto non sarà più una sinergia dei vari ingredienti , ma solo una confusione dei vari sapori;
Un cocktail troppo elaborato (specialmente per chi opera nel bar) sarà particolarmente dispendioso in termini di tempo;
Il consiglio che do  è quello di realizzare il cocktail con un numero di ingredienti da 2 a 5 massimo; questo è anche il regolamento delle Associazioni di categoria: I.B.A. e A.I.B.E.S.                        In linea di massima un drink equilibrato è composto da:
– Un distillato base(vodka,rum, ecc,);
– Un ingrediente aromatizzante 
(liquori, creme ,ecc);
– Un ingrediente colorante
(sciroppi,liquori,ecc.);–l’allungante nei long drink(soft drink ,succhi,soda.ecc).                           Un altro aspetto da tener d’occhio è la tecnica di realizzazione ,sono tante ed ognuna ha un suo utilizzo corretto:                             Mixing glass, i drink  con ingredienti facilmente amalgamabili;

Shaker ,i drink con prodotti più corposi e difficilmente amalgamabili Direttamente nei bicchiere,le sode e tutto ciò che è frizzante.

Detto ciò l’elemento più importante è il barman che riesce a rendere speciale qualsiasi intruglio solo  con un sorriso ,elemento che non deve mancare mai dietro un bancone.Diceva un mio vecchio professore “un bancone senza barman è come un teatro senza attori”

Enzo Tamalio

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