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Come si vive il periodo natalizio in Benin, a Cotiakou, sede della missione africana della diocesi di San Severo.

La Diocesi di San Severo dal 1996 ha aperto una missione a Wansokou, nel nord del Benin inviando un sacerdote, don Amedeo Cristino, come missionario “Fidei donum”. Dal 2011 la parrocchia di Wansokou è stata affidata ad un sacerdote locale e i missionari della diocesi di San Severo hanno iniziato un nuovo cammino nella parrocchia di Cotiakou. Insieme a don Amedeo, responsabile della missione, da un più di due anni c’è don Nazareno Galullo, che lascia la sua testimonianza su come si vivono il Natale e il Capodanno a quelle latitudini: “In Benin, il Natale non è ‘la festa delle feste’ così come la intendiamo noi occidentali. Da un punto di vista religioso, tutti riconoscono che si tratta di una festa cristiana e per consentirne appieno lo svolgimento, i negozi sono chiusi e si festeggia tutti insieme, a prescindere dalla religione che si professa. È il mio terzo Natale a Cotiakou e la tradizione locale vuole che le famiglie cristiane si riuniscono e festeggiano; mentre nei villaggi, comunità che potremmo assimilare alle parrocchie, si sta insieme e si condivide il cibo comprato. Le chiese sono aperte e il 24 dicembre, a messa finita, c’è stata la ‘veglia’, come viene definita qui, usanza riservata alla nascita di un bimbo o alla morte di un familiare. Si sta tutti all’aperto, non piove mai in questo periodo e le temperature notturne restano superiori ai 20 gradi, e si canta e balla fino a tarda ora, preparando il pranzo per il 25 a base di riso con spezie e pesce, ma si preparano anche le patate e la carne. Ognuno riceve la sua porzione come piatto unico – ha sottolineato il sacerdote di San Severo -. Nella missione più o meno sono avvenute le stesse cose e dopo la messa c’è stato il pranzo. Io ho celebrato l’eucarestia del 24 e del 25 dicembre. Gli auguri se li scambiano tutti indistintamente ma non c’è la consuetudine dei regali e non ci sono gli addobbi o i fuochi d’artificio. Non c’è nemmeno il periodo dell’Avvento, dell’attesa e preparazione al Natale”. Anche l’inizio del nuovo anno è particolare e lo spiega, così, don Nazareno Galullo: “Il capodanno è curioso perché, soprattutto nel nord del Benin, coincide con la festa di compleanno. Da queste parti non si festeggia il compleanno di ogni singola persona perché è come se tutti fossero nati il primo giorno dell’anno. È una festa di popolo che, in pratica, è tra l’uno e il due gennaio. Il Capodanno è il tempo della riconciliazione. Se una famiglia vuol mettere da parte incomprensioni nate con un’altra famiglia, lo fa in quei due giorni – ha concluso don Nazareno -. Si canta, si balla e non esiste sedersi intorno da un tavolo, per il cenone. Le case africane sono semplici e senza particolari arredi. Quando ci sono queste feste importanti, quindi, non ci sono problemi perché si sta sempre all’aperto”.

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