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Compostaggio :Non è un privato a dover risolvere l’emergenza rifiuti in un territorio

E’ apprezzabile questa ventata di ambientalismo che sta propagandosi  a San Severo,soprattutto tra quei politici che hanno sempre governato il nostro territorio per anni, violentandolo  con l’insediamento della Centrale  Elettrica e altro,e che adesso si costituiscono in comitati in difesa dell’ambiente per farsi una verginità politica.  Per loro i problemi ambientali sono sempre stati una rottura di scatole e consideravano gli ambientalisti come gli indiani d’America  che non avevano nulla da fare tranne il fatto  di  frenare il progresso della civiltà.

È apprezzabile anche il fatto che a questi comitati  hanno aderito politici che sposano il pubblico al privato, quando per anni hanno sostenuto e sostengono partiti che considerano il privato come l’unica forma di sviluppo possibile  iniziando dalla sanità e finendo alla scuola pubblica.

Fatte queste premesse, che servono  ad evidenziare la strumentalizzazione che alcuni politici  utilizzano i comitati solo per avere visibilità,in quanto il loro trascorso politico ha  sempre mostrato di tener ben poco conto della democrazia e tantomeno dei cittadini, entriamo nel merito.

Il compostaggiodeve essere visto come una soluzione e non come un problema:   è l’unico sistema che tratta  i rifiuti attraverso  un processo  biologico ed evita che la quantità di FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani che corrisponde all’umido dei rifiuti) prodotta vada in discarica creando un notevole impatto ambientale .

Più di due anni fa  avevo scritto un articolo in cui auspicavo la realizzazione di un impianto pubblico o a limite cofinanziato con un privato in cui la  componente maggioritaria  fosse pubblica.

Le motivazioni che adducevo nell’articolo erano : “L’insediamento di un impianto di compostaggio nell’ambito del territorio sanseverese,  pur non essendo un’opportunità in quanto non è un insediamento produttivo (del tipo Agroalimentare) che  trasforma i  nostri prodotti agricoli e fornisce  un elevato tasso occupazionale, deve essere visto come  un servizio-dovere   di cui  la nostra  comunità  deve farsi carico.  Non si possono produrre  dei rifiuti  e pensare che debbano essere altri territori ad occuparsi del loro trattamento e smaltimento. Il nostro senso civico deve fare in modo che i rifiuti che noi  produciamo non siano smaltiti in discariche (come avviene oggi con elevate percentuali) ma seguano un processo biologico che riduca notevolmente l’impatto ambientale. Discariche che tendono sempre più ad esaurirsi  con ilrischio di trovarci nelle stesse condizioni delle strade di Napoli di qualche anno fa.Un altro elemento da tener presente è che trasportare rifiuti in altre realtà territoriali obbliga la nostra comunità a dover  dipendere dalle condizioni di tali territori.”

Preferivo un impianto pubblico ad uno privato non perché il pubblico fosse  più efficiente e più sicuro  del privato, ma solo perché  hanno due finalità diverse : il pubblico deve svolgere un servizio nei confronti di un territorio, mentre il privato, che guarda ad ammortizzare il proprio investimento, può prendere i rifiuti da qualsiasi parte del mondo. Il pubblico può svolgere un’azione educativa nel ciclo dei rifiuti, cercando di ridurre la quantità nel conferimento a monte nella fase di confezionamento (come stabiliscono le norme europee), mentre per il privato maggiori sono i rifiuti maggiori sono i profitti. E si potrebbe continuare con altre considerazioni.

Ora si tratta di capire le modalità con cui va realizzato un impianto di compostaggio, se si vuole utilizzare il processo aerobico oppure anaerobico ( mentre attualmente si sta diffondendo un processo integrato   che utilizza i vantaggi dei due sistemi), con quali dimensioni (20 mila ,30 mila o 40mila tonnellate annue…), dove collocarlo e soprattutto con quali soldi.

Il sistema aerobico (quello sponsorizzato da Legambiente e dal Movimento 5 stelle)risulta essere meno impattante per l’ambient , in quanto non c’è un secondo processo per la produzione di energia o di metano.Ha dei costi inferiori  per la realizzazione dell’impianto e produce compost di qualità che è un ammendante per l’agricoltura. Le emissioni odorigine  sono state notevolmente ridotte dalle nuove tecnologie che trattano  i rifiuti in ambienti chiusi in depressione e con opportuni  sistemi di filtraggio .

Il sistema anaerobico ha dei costi maggiori per la realizzazione dell’impianto  che vengono ammortizzati dalla produzione di energia o di metano, produce un sottoprodotto, il “digestato”, il quale per essere utilizzato ha bisogno di un trattamento  aerobico.

Dalle  dimensioni dell’impianto dipendono i costi unitari per ogni tonnellata di rifiuto trattato  e il recupero degli investimenti.  Più grande è l’impianto minori sono i costi unitari e più rapido è il rientro economico dell’investimento. Di contro,maggiore sarà l’impianto  e maggiori saranno le distanze dei comuni che conferiranno i rifiuti, con un impatto ambientale maggiore .

La viabilità influisce poco, se non per la distanza come detto sopra. Se si considera   un impianto di 20mila tonnellate annue e lo si divide per 300 gg abbiamo le tonnellate giornaliere che sono circa 67 , il che vuol dire il conferimento di   una decina di mezzi giornalieri .

La collocazione dell’impianto deve avere diversi  requisiti  : 1. deve essere baricentrale rispetto ai  comuni che deve servire( riduzione delle distanze) ; 2. deve essere di facile  percorribilità per i comuni che deve servire; 3. il sito non deve essere problematico nel processo di lavorazione dei rifiuti;4. devono essere collocati ad una  opportuna distanza  dai centri abitati. Per quanto riguarda  i  venti, essi hanno poca influenza se il sistema utilizza ambienti chiusi e con un buon filtraggio.

Per realizzare un impianto aerobico di 20 mila tonnellate annue ci vogliono dai 10 a 12 milioni di euro.

La strada  più rapida per la realizzazione  è l’investimento di un privato, il quale si fa i suoi conti e trova conveniente investire sui rifiuti  in quanto il rientro economico del capitale investito viene ammortizzato in una decina di anni. Se poi l’impianto, invece che di 20, diventa di 40 mila tonnellate annue, il rientro economico diventa più rapido .

Per il pubblico dovrebbe essere conveniente come per  il privato , ma la realtà non è questa.  Se andiamo ad analizzare quanti impianti di compostaggio pubblici attualmente  abbiamo funzionanti in Puglia  non ne troviamo nessuno. E questi ritardi strutturali dipendono da un piano di gestione dei rifiuti  regionale che ancora non decolla, con la conseguenza di fare la raccolta differenziata e di portarla in discarica o di supplicare il conferimento ad impianti di compostaggio  privati che pur non essendo adeguati in certe circostanze  (vedi l’impianto di Lucera)  sono tenuti aperti per ricevere dei rifiuti che non sappiamo dove portare o come fa il comune di Manfredonia che manda i suoi rifiuti addirittura a Milano.

Allora la politica a tutti i livelli  deve fare la sua parte  e fare in modo da rendere di fatto  poco conveniente(senza demagogie) la realizzazione di impianti di compostaggio privati. Emettere noi amministratori di  frontiera  nelle condizioni di operare con strumenti normativi che siano poi realizzabili.

Un piano regionale di  gestione dei rifiuti  efficiente che renda operativo l’ insediamento degli impianti di compostaggio pubblici  distribuiti con razionalità sul proprio territorio, evitando una situazione di continua emergenza ,  eviterebbe a qualsiasi privato l’dea  di investire sul nostro territorio.

                                                                                                                      Il Consigliere

                                                                                                                         Antonio Bubba

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