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Concorso nazionale di poesia “Premio Letterario Nazionale Varingez” per la promozione e il culto del Beato Giacomo da Bitetto

L’Università Federiciana Popolare con il patrocinio del Comitato per il culto e la conoscenza del Beato Giacomo da Bitetto, ha indetto Il concorso nazionale di poesia per la promozione e il culto del Beato Giacomo da Bitetto denominato Premio Letterario Nazionale Varingez
Il concorso nazionale di poesia è il primo di una serie di iniziative tese alla promozione e conoscenza del nostro beato Giacomo da Bitetto.
Il concorso è organizzato di concerto dal quotidiano on line ‘ CORRIERE NAZIONALE.NET , edito dall’Associazione Nazionale Italiani nel Mondo ‘ANIM Aps’ , associazione internazionale no profit.
L’iscrizione al concorso è completamente gratuita.
La scadenza del concorso è fissata al 21 settembre 2022.
In allegato locandina del concorso in questione.
Il concorso letterario è lanciato nel mondo per una maggiore conoscenza del Santuario e della storia del Beato Giacomo.
Per la valutazione degli elaborati sarà costituita apposita commissione di esperti del settore.
L’attualità del messaggio del Beato Giacomo da Bitetto la si coglie soprattutto nell’esercizio che egli fece in vita delle virtù, specialmente quelle teologali.
L’esame della vita e delle virtù del Beato, la cui eroicità è riconosciuta da tutti, consegna esempi encomiabili di ardua e ininterrotta dedizione a Dio e al prossimo.
Il 29 dicembre 1700, Papa Clemente XI confermò il culto ab immemorabili del Beato Giacomo Illirico da Bitetto. Sono stati necessari, però, ben tre secoli per poter procedere all’accertamento canonico delle virtù cristiane e al riconoscimento di un miracolo ottenuto per sua intercessione.
Il premio letterario nazionale Varingez dal carattere semplice e divulgativo, ha la finalità di diffondere la conoscenza del Beato Giacomo, figura esemplare di santità quattrocentesca, la cui eco è ancora oggi diffusa e il cui culto è sempre crescente.
Siamo certi che il concorso letterario sarà una rinnovata occasione per ampliare con vivacità la conoscenza della vita e delle opere dell’amato frate, venuto dalla terra croata, il quale esercitò lodevolmente le virtù teologali e cardinali.
STORIA DEL BEATO GIACOMO
“Giacomo Varingez, il Beato da Bitetto, detto anche ‘Illirico’ da
Illiria, l’antica provincia romana che includeva la sua terra
d’origine, nacque a Zara nei primi del ‘400. Qui, nella chiesa di
Santa Maria di Porto Salvo, venne battezzato proprio col nome che ha
conservato anche da frate. Suoi genitori, secondo la tradizione,
furono Beatrice e Leonardo Varingez che lo educarono secondo principi
cristiani.
Il passaggio di Giacomo in Puglia fu favorito dalla circostanza che
alcuni mercanti del suo paese che avevano domicilio da queste parti:
una volta arrivato in Puglia a Bitetto conobbe la fraternità
francescana del convento di san Francesco.
Attirato dall’ideale di Francesco, Giacomo vestì l’abito francescano
proprio a Bitetto, intorno al 1437. La presenza del frate laico nel
convento bitettese può considerarsi certa sino al 1463, anno in cui,
si sarebbe trasferito secondo la tradizione a Bari presso il convento
francescano costruito in quegli anni.
Dopo il 1469, il beato Giacomo fu certamente a Cassano presso il
convento di S.Maria degli Angeli al quale lo legano alcuni episodi
tramandati dalla devozione popolare.
Dal 1480 sino agli inizi del 1483, il fra Giacomo tornò a Bitetto dove
imperversava la peste. Alla popolazione non fece mancare il suo
conforto materiale e spirituale, prodigandosi nella preghiera, nella
cura e nell’assistenza degli appestati. La memoria di tale tragica
circostanza e della presenza del Beato tra gli appestati è rimasta
indelebile nel vissuto storico della cittadina.
Tra il 1483 e il 1485, fra Giacomo ha dimorato nel convento di S.
Maria dell’Isola di Conversano, come testimonia Agostino da Ponzone
nel registrare la presenza del frate al castello ducale nella
circostanza della malattia e miracolosa guarigione del piccolo
Giovanni Battista Acquaviva.
Nei momenti liberi sempre si appartava in luoghi solitari nei quali vi
era l’immagine di Maria con il Bambino: in ogni convento dove dimorò
lasciò il ricordo di sé legato a cappelle o grotte dedicate a Maria.
Così a Cassano S. Maria degli Angeli e a Conversano S. Maria
dell’Isola.
Dal 1485 in poi ritorna definitivamente a Bitetto dove più che altrove
la gente sperimentò i suoi carismi. Qui nacque e si consolidò la fama
di potente intercessore presso Dio, che l’accompagnò sia in vita che
dopo la morte.
Non era un gran predicatore ma un frate dedito al servizio nell’orto,
in cucina e alla raccolta delle elemosine. Di lui si ricordano le
opere a favore dei bitettesi durante la peste del 1482 e ancor di più
il fatto storico che vide il conte Andrea Acquaviva cercare consiglio
presso il frate perché implicato nella Congiura dei Baroni contro il
Re di Napoli, motivo per il quale era stato convocato nella capitale
del Regno. Frà Giacomo gli disse di affrontare il viaggio senza alcun
timore, perché non sarebbe stato incarcerato come gli altri baroni. Il
conte, al suo ritorno, per ringraziamento, fece costruire la larga
strada che unisce il centro di Bitetto al convento.
Sulle orme di Francesco d’Assisi, egli seppe pervenire ad una perfetta
sintesi tra vita contemplativa e servizio d’apostolato. Il suo
sottomettersi ai lavori più umili come l’orto, la cucina o il
questuare di porta in porta elargendo a tutti parole di conforto,
furono qualità che lo fecero sentire fratello degli umili.
Le numerose grazie e miracoli raccolte dai suoi biografi sin dal tempo
in cui era in vita, giustificano l’acclamazione spontanea del popolo
che lo trasse fuori dal sepolcreto collocandolo sull’altare: ciò
avvenne vent’anni dopo la sua morte quando in occasione della
sepoltura di un altro frate il suo corpo fu rinvenuto incorrotto e
ancora flessibile.
Il processo canonico fu avviato solo il 1629, poi sospeso e ripreso
nel 1694 e finalmente, a conclusione dell’iter processuale,
riconosciuti i carismi di Giacomo Varingez e la secolare devozione di
Bitetto e dei paesi vicini, il 29 dicembre del 1700, Clemente XI lo
dichiarò Beato.
Nel 1656, imperversò nuovamente la peste nel Regno di Napoli ma questa
volta Bitetto rimase immune da essa ed il popolo attribuì il merito
dello scampato pericolo al Beato Giacomo, ‘che quasi visibilmente
parve tenere distesa la mano in aria per trattenere l’ira di Dio’, e
lo elesse suo compatrono.
Nel 1619, come si tramanda, è Donna Felice di Sanseverino, duchessa di
Gravina, a farsi aprire l’urna per baciare la mano del Beato e in tale
circostanza ne staccò un dito con un morso al fine di procurarsi una
reliquia personale ma, come efficacemente descritto dal Giannelli,
dinanzi al “terribile temporale” che le impedì di partire, confessò
la sua colpa e restituì il frammento sottratto, per la conservazione
del quale donò poi un piccolo reliquiario d’argento.
Dopo più di tre secoli dalla beatificazione e dopo 5 secoli di culto e
devozione ininterrotti, nel 1986 l’evento storico della ricognizione
medico canonica, alla presenza di una qualificata equipe di medici e
professori universitari, fu l’occasione per riaprire il processo di
canonizzazione.
Il 19 dicembre 2010 la Congregazione delle Cause dei Santi promulgò il
decreto sulle virtù eroiche dell’umile fraticello.
I sontuosi festeggiamenti in onore del Beato, con la reliquia del
Dito che viene sempre portata in processione, rivelano un attaccamento
ininterrotto e durevole nel tempo da parte di migliaia di fedeli.
Oggi siamo in attesa che la Chiesa riconosca la santità di fra Giacomo
e lo proponga alla venerazione universale
Giacomo Varingez, il Beato di Bitetto, detto anche Illirico. Questo
appellativo gli deriva dal fatto di provenire dall’antica provincia
romana che includeva anche Zara, ove nacque il Beato nei primi del 400
Il suo arrivo in Terra di Bari avvenne per sfuggire all’avanzata
turca, insieme ad alcuni suoi concittadini mercanti ai quali si era
unito in viaggio. Poiché attratto dagli ideali francescani, vestì
l’abito dell’ordine nel convento di Bitetto verso il 1437. Quì visse
per quarant’anni, ad eccezione di brevi permanenze nei conventi di
Conversano, Cassano e Bari.
Del frate illirico, gli artisti hanno messo in evidenza, nelle opere
esposte, l’atteggiamento umile e caritatevole. Non era un gran
predicatore ma un frate dedito al servizio nell’orto, in cucina e alla
raccolta delle elemosine. Di lui si ricordano le opere a favore dei
bitettesi durante la peste del 1482 e ancor di più il fatto storico
che vide il conte Andrea Acquaviva cercare consiglio presso il frate
perché implicato nella Congiura dei Baroni contro il Re di Napoli,
motivo per il quale era stato convocato nella capitale del Regno. Frà
Giacomo gli disse di affrontare il viaggio senza alcun timore, perché
non sarebbe stato incarcerato come gli altri baroni. Il conte, al suo
ritorno, per ringraziamento, fece costruire la larga strada che unisce
il centro di Bitetto al convento.

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