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Consegnate anche in Puglia le prime dosi vaccino Novavax. Il professor Antonio Cassone lo descrive scientificamente.

Novavax potrebbe convincere gli scettici.

Sono state consegnate il 27 febbraio nella farmacia dell’ospedale di Cerignola, le prime 68.400 dosi del nuovo vaccino Nuvaxovid (Novavax) destinate alla Puglia. Verranno ripartite alle ASL provinciali usando i dati ISTAT della popolazione over 18: a Bari andranno 21.300 dosi; alla Bat 6.500; a Brindisi 6.700; a Foggia 10.400; a Lecce 13.700; a Taranto 9.800 dosi. Il Novavax è somministrato per via intramuscolare in due dosi ed è già pronto all’uso ed è un vaccino a subunità proteica, di tipo “tradizionale”. Queste le considerazioni del professor Antonio Cassone, sanseverese, consulente di molte società scientifiche, già direttore del Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità. “È stata una scelta della ditta fare un vaccino, molto ben costruito, sulla proteina Spike del coronavirus secondo la tecnica di altri vaccini fatti con proteine ricombinanti (come: epatite B, papillomavirus, ecc.) ottenute non direttamente dal virus ma da altri organismi attraverso ingegneria genetica (nel caso di Novavax, in cellule di falene)”. Al momento è somministrabile a soggetti di età superiore ai 18 anni perché si sta finendo l’iter anche su ragazzi sotto i 18 anni e i bambini. La vaccinazione prevede un ciclo primario di due dosi a distanza di 21 giorni e dati disponibili sul vaccino Nuvaxovid hanno mostrato un’efficacia di circa il 90% nel prevenire la malattia Covid-19 sintomatica anche nella popolazione di età superiore ai 64 anni: cosa lo differenzia, quindi, da quelli ad mRna? “La differenza sta quasi solo nella tecnologia tradizionale di produzione e nell’uso di un potente adiuvante (Matrix M) necessario per ottimizzare l’immunogenicità di una proteina – ha sottolineato Cassone-. Ricordo, però, che anche i vaccini a RNA hanno una sorta di adiuvante nelle formulazione delle nano particelle che ne consentono l’ingresso nelle nostre cellule. Efficacia e sicurezza del vaccino sono largamente comparabili a quelle dei vaccini genici (RNA o DNA con vettore adenovirale)”. In virtù dell’essere “tradizionale”, potrebbe convincere gli indecisi sui vaccini a mRNA? “Si spera molto in ciò – ha concluso Cassone-. A giudicare dalle prenotazioni del Nuvaxovid fatte dalle regioni, credo che questi soggetti non siano pochissimi e possano quindi contribuire ad alzare il livello di copertura vaccinale, già sopra l’80%, della popolazione italiana”.

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