CronacaPrima pagina

Consulenze, la Guardia di finanza a casa di Conte per acquisire documenti

La procura di Roma dovrà accertare se le consulenze per alcune società di Francesco Bellavista Caltagirone, ex patron del gruppo Acqua Marcia, si sono svolte correttamente. Il fascicolo, senza indagati, è relativo alle dichiarazioni di Piero Amara.

L’inchiesta è stata aperta dalla procura di Milano, poi è stata trasferita a Perugia, quindi a Roma. È adesso è arrivata fino all’appartamento dell’ex premier Giuseppe Conte. La guardia di finanza ha infatti bussato al portone di via della Fontanella Borghese per acquisire la documentazione relativa agli incarichi affidati dall’ex patron del Gruppo Acqua Marcia, Francesco Bellavista Caltagirone. A rivelarlo è stato il quotidiano Domani. Secondo il giornale, il gruppo di Caltagirone avrebbe emesso fatture per consulenze che superano 300 mila euro. Tutte commissionate all’avvocato del popolo.

Nell’inchiesta, adesso nelle mani del pm Maria Sabina Calabretta, non ci sono indagati. La procura di Roma vuole solo capire come mai a fronte di altisonanti fatture corrispondono versamenti meno onerosi. Di certo non esigui. Lo studio Alpa infatti avrebbe incassato 100 mila euro per ristrutturare il debito del gruppo Acqua Marcia, ma le fatture farebbero riferimento a 400 mila euro. E per questo, secondo il Domani, i finanzieri hanno chiesto i documenti relativi all’affare. Altre acquisizioni hanno riguardato gli avvocati Enrico Caratozzolo e Giuseppina Ivone, che hanno lavorato al concordato preventivo.

Il primo avrebbe incassato circa 500 mila euro a fronte di fatture che sfiorano il milione di euro. Il secondo avrebbe stipulato contratti per circa due milioni di euro ottenendo, al momento, circa un milione e 200 mila euro.

Le acquisizioni mirano anche a scoprire come mai le cifre non siano ancora versate interamente.

La vicenda nata a Milano era finita sul tavolo dei pm di Perugia che si occupano anche delle dichiarazioni che l’avvocato Piero Amara aveva esternato nel dicembre 2019. L’uomo, diventato celebre dopo aver corrotto i magistrati di mezza Italia, ha detto di aver suggerito a Fabrizio Centofanti, al tempo al vertice delle relazioni istituzionali di Acqua Marcia, alcuni nomi di avvocati. E aveva anche ventilato il coinvolgimento di pm romani in affari opachi. Per questo la faccenda era finita, per competenza, in Umbria. Escluso però il ruolo dei magistrati della Capitale, i pubblici ministeri di Perugia hanno inviato il fascicolo a Roma, che a loro volta hanno delegato la finanza. E i baschi verdi hanno bussato alla porta dell”ex premier. (a.o.)

fonte repubblica.it

Altri articoli

Back to top button