CORONAVIRUS: Dovremmo prendere esempio dal Veneto!

In quella Regione, nonostante il loro territorio sia proprio a confine con le aree più martoriate della Lombardia – per capirci Brescia, Crema ma anche Bergamo sono più vicine a Verona di quanto non lo siano a Milano – il tasso di letalità è di poco superiore al 7% a fronte del 10% della blasonata Puglia, che si vantava, inizialmente, di aver assoldato un super esperto e doveva essere la prima regione a contagi zero; ma i fatti sbeffeggiano il presidente Emiliano, colui che, da uomo di legge, per poter competere alle precedenti elezioni regionali si fece nominare assessore al nostro Comune per garantirsi la continuità contributiva con un salasso per le nostre casse comunali.
Ebbene, la Regione Puglia oggi si ostina a non autorizzare i test sierologici, nonostante il basso costo – inferiore ai 30 euro – e soprattutto la possibile rapida esecuzione presso i vari centri e laboratori di analisi dove in non più di 10 minuti si può avere l’esito, stante anche l’ottima affidabilità dell’esame con una percentuale del 90% circa.
C’è da chiedersi, una volta che sarà attiva la famosa app, se taluno di noi venisse informato di essere entrato in possibile contatto con un positivo per effetto del bluetooth o del positioning del proprio cellulare, qualora non sarà possibile effettuare subito i test sierologici, che sono più veloci ed economici del tampone, dovrebbero mettersi in quarantena centinaia di migliaia di soggetti, anche se potrebbe essere stato un semplice incontro a distanza, vista la portata del bluetooth e considerato che il gps di un cellulare ha un’approssimazione di ben 10-15 metri!
Soprattutto c’è da considerare che l’app è anonima quindi, in caso di segnalazione, non sarà dato sapere chi ha innescato l’allerta, così da poter far valutare all’interessato se sia un individuo transitato semplicemente nelle vicinanze del suo dispositivo mobile o un soggetto con cui effettivamente si è stati in contatto, tanto da poter essere stato infettato. Di qui l’imprescindibile necessità di procedere con esami immediati.
Anche a voler considerare il costo dei test, per evitare l’ulteriore zunami per le casse pubbliche, potrebbe essere giusto prevederli a carico delle Asl per tutti coloro che hanno un reddito inferiore ai 12mila euro o che svolgono servizi pubblici necessari e a pagamento calmierato per gli altri cittadini, casomai con un rimborso del 50% per quelli con reddito lordo compreso tra i 12 e i 20mila euro annui.
Ricordiamo ad Emiliano che Zaia, da subito, prendendo esempio dalla Corea, ha adottato il sistema della ricerca degli asintomatici facendo test a tappeto e oggi ha già autorizzato i test sierologici, con i risultati che ben conosciamo!
ETTORE CENSANO



