Da San Severo all’Australia, il ritorno di Giovanni dopo 70 anni: “La mia città è nel cuore… e sulla pelle”

Sessant’anni fa la partenza su un volo lungo tre giorni. Oggi il ritorno a casa, accompagnato da una famiglia di 35 persone. Il figlio Leonardo: «Porto San Severo nel cuore e sulla pelle».
Ci sono storie che sfidano le distanze geografiche, che attraversano gli oceani e il tempo senza perdere un briciolo della loro intensità. Storie in cui il nome di una città non è solo un’indicazione anagrafica, ma un battito
del cuore. Anzi, qualcosa di più: un segno indelebile sulla pelle.
È la storia di Giovanni Ciavarella, classe 1936, partito da San Severo nel lontano 1956 e tornato nei giorni scorsi nella sua terra natìa per un “viaggio alle radici”, un ritorno memorabile, non da solo, ma alla testa di una dinastia che oggi conta ben quattro generazioni.
Tutto ha inizio settant’anni fa. L’Italia del dopoguerra è ferita, il lavoro scarseggia e il futuro appare incerto. Giovanni ha solo 19 anni, i ricordi d’infanzia legati ai banchi della Scuola Elementare “Edmondo De Amicis” e un bagaglio pieno di speranze. Nel 1956 decide di tentare la sorte dall’altra parte del pianeta, in Australia.
Il distacco è forte: il saluto a San Severo, le lacrime della partenza dalla Stazione e poi un viaggio aereo che all’epoca durava ben tre giorni.
«A quel tempo l’Italia dopo la guerra era un po’ in un disastro, c’era poco lavoro e così ho deciso di andare in Australia», racconta Giovanni.
L’impatto con il nuovissimo mondo a Brisbane, nello stato del Queensland, è duro, fatto di sacrifici e umiltà. I primi tempi sono segnati dalla fatica nelle piantagioni di canna da zucchero, un lavoro massacrante utile a pagare i biglietti e ad aiutare la famiglia rimasta a casa.
Ma la determinazione sanseverese non si piega. Giovanni cambia diverse attività, si lancia nel commercio e infine nell’edilizia. Diventa un costruttore stimato, realizzando centinaia di appartamenti e fabbricati. Una vita di lavoro che non si è mai interrotta del tutto: «Non sono mai andato in pensione!», scherza oggi.
In Australia, Giovanni non ha trovato solo il successo professionale, ma anche l’amore. Lì ha conosciuto Liana, una connazionale italiana di origini istriane (esodata da Fiume). Insieme hanno costruito un autentico impero d’affetti: quattro figli (Leonardo, Elena, Antonio e Silvana), e una discendenza che tra nipoti e pronipoti conta oggi ben 35 persone.
Il legame con San Severo, però, non è mai sbiadito, tramandato di padre in figlio come il più prezioso dei tesori. Lo dimostra Silvana, la figlia minore, al suo ventiduesimo viaggio in Italia: «Ho sempre cercato di mantenere vivi i rapporti on i parenti che vivono ancora qui, porto questa città nel cuore», confida.
Lo stesso Giovanni è tornato più volte a San Severo con la famiglia e i fratelli, dove ricorda con piacere di aver festeggiato anche il 50esimo di matrimonio.
Ma l’aneddoto che più racconta la forza di questo legame viscerale appartiene al figlio maggiore, Leonardo. Lui, San Severo, non la porta solo nel cuore, ma letteralmente sulla pelle: si è infatti tatuato il nome della Città sul braccio.
Oggi Giovanni vede i suoi figli e nipoti crescere in un contesto australiano florido e ricco di opportunità. Per loro si augura solo «una buona vita e una buona fortuna». Non chiede loro di tornare a vivere in Italia: «L’ho trovata in buone condizioni, cambiata, ma ormai la mia vita e la mia famiglia sono in Australia».
Eppure, la magia del legame di sangue ha già contagiato i più giovani. Tra i familiari che hanno accompagnato Giovanni in questo viaggio c’è la nipote Ashleigh Ciavarella, appena diciottenne. Il prossimo anno accademico volerà in Scozia per i suoi studi universitari, ma dagli occhi le traspare lo stupore di chi ha scoperto un pezzo di se stessa: «Sono rimasta affascinata da questo Paese, dalla bellezza che lo contraddistingue e dall’accoglienza calorosa che ci è stata riservata».
Quattro generazioni unite nello sguardo fiero di Giovanni, partito settant’anni fa con una valigia di cartone e tornato tra l’affetto dei suoi familiari. Bentornato a casa, Giovanni.



