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Diario del Lockdown, da un piccolo centro storico in Italia

Buona parte delle regioni italiane sono rimaste bloccate per diversi mesi per cercare di contenere la diffusione del virus. La maggior parte dei negozi e delle attività commerciali sono restate chiuse e viene consigliato alle persone di restare a casa. Per molti, rimasti nel proprio appartamento, è stato un periodo di riposo assoluto lontani dalla routine quotidiana. Per altri un buon momento di svago grazie al metodo Free Spin Senza Deposito che permette di rilassarsi al meglio. Altre persone invece, hanno tenuto un diario personale con i propri pensieri e riflessioni avute in quel periodo.

Un nuovissimo concetto di tempo e spazio

 Il pensiero di essere confinato tra le mura di casa è sempre stato presente nella mia mente da quando a Wuhan è stato dichiarato il lockdown. Mi chiedevo come potesse essere e, a pensarci, mi sembrava un’esperienza surreale. Prima che me ne rendessi conto, è accaduto lo stesso anche da noi in Italia. Mi chiedevo se fossi davvero pronto per tutto questo e se mai sarei potuto esserlo. Da una parte, per mia fortuna, ero una di quelle persone che ha avuto il privilegio di restare a casa, mentre, alcuni dei miei amici hanno dovuto continuare a lavorare normalmente.

Assorbito dalle notizie

 

 

 

 

 

 

Quando il blocco è entrato in vigore, ho pensato che avrei avuto un sacco di tempo da dedicare a quelle attività a lungo trascurate. Niente di più lontano dalla realtà. A parte le normali faccende domestiche, la maggior parte del mio tempo era assorbito dalle notizie. Mi sono ritrovato a leggere compulsivamente qualsiasi cosa sul virus cercando risposte. Ho vissuto in una bolla di ozio per i primi due giorni, ho dormito molto per avere l’illusione che i giorni potessero passare più velocemente. Il silenzio dal balcone era irreale, soprattutto di notte. Quando il traffico è diminuito, sentivo le campane di chiese lontane e gli uccelli sembrano essere più rumorosi del solito. La nostra camera da letto è sopra una delle tangenziali che fanno il giro del centro cittadino; il silenzio veniva spesso interrotto dalle sirene dell’ambulanza e ogni volta che ne sentivo una mi vengono i brividi.

Vita sociale ferma

 La nostra vita sociale si è limitata a brevi incontri con i fattorini che lasciavano a debita distanza i nostri acquisti online e alle frequenti conversazioni con il nostro vicino. I balconi corrono per l’intera lunghezza dell’edificio, fornendo l’accesso alle case e si affacciano su un cortile interno. Gli inquilini possono interagire con la maggior parte dei loro vicini di appartamento. Parliamo dalle nostre rispettive porte, condividendo paure e battute e chiedendoci quando tutto questo sarà finalmente finito. Oggi, domenica, abbiamo fatto il nostro primo aperitivo all’aperto, a distanza di sicurezza, ma insieme. Il mondo virtuale permette delle alternative: una sera, a cena, eravamo in videochiamata con gli amici. È stata allo stesso tempo, una delle cene più strane ma belle che abbiamo avuto in quest’ultimo periodo.

 

Trovare risposte

Ho iniziato a tenere un diario. La Spagna ordina il blocco nazionale, i francesi voteranno e gli Stati Uniti stanno entrando nel panico dei timori da coronavirus. La Cina, invece, vede finalmente la luce in fondo al tunnel. Su Facebook, i miei amici che vivono all’estero, discurtevano sulle stesse cose di cui abbiamo parlato due o tre settimane prima da noi, oscillando tra il panico e la sottovalutazione del problema. Durante queste settimane, ho imparato che ci vuole tempo prima che le persone riconoscano una situazione drammatica. La maggior parte delle persone preferisce vivere nella negazione fino all’ultimo minuto. È la natura umana, che ci piaccia o no. Il coronavirus è in rapido movimento e sembra aver invaso il mondo in diversi “fusi orari” che cambiano a seconda dello stadio dell’epidemia. Per qualcuno dalla Francia o dalla Spagna, l’Italia è il futuro, proprio come la Cina lo è stato per noi. La maggior parte delle risposte alle nostre domande erano lì, nell’esperienza di chi l’ha superata prima di noi.

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