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Don Andrea Pupilla: “Prevenzione e repressione devono fare rete”

Firmata una convenzione tra la Diocesi di San Severo e l’Ufficio Locale Esecuzione Penale Esterna (ULEPE) di Foggia. Don Andrea Pupilla: “Se la comunità non permette un reinserimento di queste persone, non faremo passi avanti sulla questione legalità. Prevenzione e repressione devono fare rete”.

Ieri mattina presso la Curia Vescovile è stata firmata una convenzione tra la Diocesi di San Severo e l’Ufficio Locale Esecuzione Penale Esterna (ULEPE) di Foggia. Il documento è stato siglato dal vescovo di San Severo, Mons. Giovanni Checchinato, e dalla direttrice dell’ULEPE, Mirella Pina Enza Malcangi. Lo scopo della convenzione è attuare prassi di giustizia riparativa che partano dal concetto di pena non come retribuzione o ritorsione ma come progettualità. La giustizia, in questo modo, si prefigge di rispondere al male non con altro male ma ricostruendo il bene. Si tratta di un percorso certamente più impegnativo perché richiede il coinvolgimento non solo del responsabile del reato ma di tutta la comunità e che si fonda sui principi di rispetto della dignità umana, giustizia, verità, solidarietà, responsabilità. “La lotta alla criminalità e la risposta al crescente bisogno di sicurezza non passano soltanto attraverso misure repressive rafforzando l’azione instancabile delle forze dell’ordine presenti nel nostro territorio, ma anche attraverso azioni di prevenzione e d’inclusione che mirano a evitare la reiterazione del reato che spesso avviene per coloro che escono dall’esperienza carceraria – ha evidenziato don Andrea Pupilla, direttore della Caritas della diocesi di San Severo -. Come Chiesa locale è attivo già dal 2011 uno stretto rapporto di collaborazione con l’ULEPE di Foggia che, attraverso la Caritas, in questi anni ha offerto ad almeno un centinaio di persone in percorso giudiziario la possibilità di svolgere attività di volontariato presso i nostri servizi per soggetti affidati in prova al servizio sociale o lavori di pubblica utilità durante la sospensione del procedimento penale (messa alla prova). Se dovessimo fare un bilancio meramente numerico, devo dire che sono pochi, coloro che hanno avuto l’opportunità di pentimento e recuperare un posto diverso nella società. Ma la qualità dei pochi ha dato notevoli soddisfazioni. Alcuni di loro hanno trovato lavoro, si sono sposati e ho battezzato i figli”.  Quella di San Severo è la prima diocesi di Capitanata a stipulare una convenzione del genere. “Si tratta di detenuti in fine pena che hanno ottenuto già dei benefici e mostrato di voler entrare in un percorso di recupero. Tanti non sono recidivi ma persone che hanno commesso un errore ed hanno avuto la misura ‘della messa alla prova’ – ha continuato don Andrea, anche cappellano della Casa Circondariale di San Severo-. Se la comunità non permette un reinserimento di queste persone, non faremo passi avanti sulla questione legalità. Il territorio deve rispondere in modo inclusivo, senza retorica, insieme alla necessaria azione dello Stato. Prevenzione e repressione devono fare rete. È necessario l’impegno di tutti se si vuol cambiare”.

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