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Don Dino: “San Severo piange ancora.”

Nel mio paese si piange ancora. Ora si piange per uno e ora si piange per un altro, ora per un giovane ora per un anziano, ora per un pregiudicato ora per un incensurato.
Sempre rosso è il sangue. Sempre di Dio è quell’anima. Sempre abbondanti scorrono le lacrime di mamme, padri, parenti, amici, estranei.
Qui, a San Severo, la vita ha poco valore. Se non stai attento la perdi per uno sguardo di troppo ad un incrocio. Se sei fortunato non rimani impallinato sotto un fuoco assassino al mercato.
Nel mio paese gli animi sono duri e violenti, in strada, nei social, nelle case. Ognuno forse si domanda quando sarà il suo turno.
Eppure San Severo ormai è una città militarizzata. Le forze dell’ordine lavorano senza sosta.
La mia città è malata. È ferita la mia città. Le manca l’amore, la gentilezza, il rispetto. È una malattia antica. La cura non sarà breve.
La mia città ha bisogno di preti che come don Felice Canelli amino il loro popolo dentro e fuori la chiesa; ha bisogno di politici seri che si concentrino sui problemi veri, ha bisogno di insegnanti e professionisti appassionati e ricchi di umanità, ha bisogno di genitori che con il proprio esempio insegnino ai bambini che l’uomo d’onore non è chi si arricchisce senza lavorare, truffa e spaccia oppure ozia ma è colui/colei che si alza ogni mattina e fa il suo dovere e col suo sudore fa campare la sua famiglia e dà il suo contributo alla società.
La mia città piange ancora ed è colpa anche di tutti, (anche mia) per quello che potevamo fare e non abbiamo fatto, potevamo dire e non abbiamo detto.
San Severo piange ancora e non si sa ancora per quanto.
Ti prego, rialzati mia città!

Don Dino d’Aloia

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