DOPO GLI 11 ANNI IL VUOTO: FAMIGLIE COSTRETTE A LASCIARE LE CITTÀ PER CURARE I FIGLI AUTISTICI

Una situazione che riguarda San Severo ma che coinvolge anche i comuni limitrofi, lasciando decine di famiglie davanti a un bivio difficile e doloroso. Rosa Piccolantonio e Antonio Soldano, genitori e rappresentanti di un gruppo sempre più ampio, questa mattina hanno protocollato una PEC al Comune di San Severo, all’attenzione del sindaco Lidya Colangelo, estendendola anche all’ASL e alla stessa struttura sanitaria, per chiedere un intervento immediato. Al centro della richiesta, la necessità di garantire la continuità terapeutica ai ragazzi con disturbi del neurosviluppo, oggi interrotta al compimento degli 11 anni, costringendo le famiglie a spostamenti fuori città e a un ulteriore, pesante carico umano ed economico. Un appello forte per evitare quello che viene definito un nuovo calvario per tanti genitori e per i loro figli. I genitori, nelle scorse ore hanno avviato anche una raccolta firme:
“Segnalazione Continuità Terapie Modulo Autismo presso “Fondazione Padre Pio” di San Severo (FG).
Egregia sig.ra Sindaca, gentili membri della Giunta Comunale, con la presente si intende esprimere con grandissimo rammarico la situazione in cui moltissime famiglie si ritrovano in questo momento. Molte famiglie di San Severo, e di altri paesi della provincia di Foggia, attualmente frequentanti la Fondazione Padre Pio di San Severo di Via Soccorso (Ex Via Foggia km 1,800), sono preoccupati per le sorti dei loro figli, nati con l’unica colpa di essere neurodiversi (autistici, disprassici, ADHD, Dop ecc). Tutti in carico da diverso tempo presso la Fondazione per terapie che vanno dalla logopedia, alla neuropsicomotricità, alla terapia educativa o a quella occupazionale. Tutti noi genitori sapevamo che ci saremmo trovati, come tante altre famiglie con figli con disturbi del neurosviluppo, nella condizione di affrontare il grave problema che si pone al raggiungimento dell’undicesimo anno d’età, cioè quello di non poter continuare il percorso terapeutico presso la Fondazione Padre Pio. Ci siamo chiesti spesso il perché. Ignari di come il sistema politico e sanitario agisca e prenda le sue decisioni. Sappiamo tutti dell’esistenza di un altro centro in provincia di Foggia che si occupa di autismo, cioè il centro “Volori” di San Giovanni Rotondo. In molti ci hanno già suggerito di metterci in lista perché in questo centro sono garantite le terapie fino ai 18 anni ma, signora Sindaca, potete anche solo immaginare cosa significhi per un genitore di San Severo, o di Torremaggiore, o di Casalnuovo, recarsi più volte a settimana a San Giovanni Rotondo? E prima ancora di poter accedere, immagina a quale lista d’attesa lunghissima dovremmo far fronte? In un centro che crediamo difficilmente riuscirebbe a prowedere a tutte le richieste che poi giungerebbero. Non dimentichiamo che molti genitori, a causa del carico emotivo, dello stress e degli enormi sacrifici, anche in termini logistici ed economici, sono logorati da questo stile di vita, che hanno poi diverse conseguenze sulla salute mentale e fisica. Molte madri rinunciano anche a lavorare pur di garantire il proseguo delle terapie ai propri figli e poterli quindi accompagnare in fondazione più volte a settimana, che sia di mattina o di pomeriggio, delegando completamente ai padri tutto il carico economico familiare. Sappiamo anche grazie ai dati di diversi sondaggi nazionali, dell’Anffas in particolare, che esistono criticità nella presa in carico pubblica, soprattutto dopo gli 11 anni e che quindi questo non riguarda solo San Severo. Sempre dagli stessi dati, sappiamo anche che quasi la metà dei minori con disturbi del neurosviluppo subisce interruzioni nei percorsi terapeutici, e la prosecuzione degli interventi avviene nella maggior parte dei casi solo a titolo privato e che il 65% delle interruzioni si concentra tra i 6 e i 14 anni, una fase dello sviluppo in cui il bisogno di sostegno resta elevato, se non crescente. Esiste quindi, una “frattura silenziosa” nel percorso di cura soprattutto verso r 12 anni, ovvero quando le terapie tendono a rallentare o addirittura interrompersi. Gli interventi terapeutici rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e la loro continuità sono un diritto costituzionalmente garantito alla salute e non possono essere limitati da vincoli di budget. Solo riconoscendo queste prestazioni come diritti soggettivi incomprimibili si può garantire una presa in carico efficace e sostenuta nel tempo. Concludendo signora Sindaca chiediamo di essere presi in considerazione, di non restare invisibili e che i nostri figli possano continuare il loro percorso terapeutico almeno fino ai 18 anni presso la Fondazione padre pio di San Severo, pur sapendo che dopo ci attende un altro calvario, il cosiddetto Dopo di noi. Insieme possiamo ancora fare la differenza, anche su questo territorio, troppo a lungo violentato e svilito da non curanza e indifferenza.”



