Dopo la sfiducia, il tempo della responsabilità
La fine anticipata di un’amministrazione comunale rappresenta sempre una ferita per una comunità. Non è soltanto la conclusione di un’esperienza politica: è l’interruzione di un mandato ricevuto dai cittadini, di una fiducia che era stata affidata alle istituzioni perché si traducesse in governo, progettualità e visione. Oggi San Severo si trova davanti a una pagina bianca. E come ogni pagina bianca, essa può essere riempita dal rancore delle divisioni oppure dalla maturità della ricostruzione. In uno dei passaggi più celebri della letteratura italiana, Alessandro Manzoni scriveva : “ai posteri l’ardua sentenza”. La storia politica di questi anni sarà giudicata nel tempo dai cittadini e dai fatti. Ma il compito del presente non è distribuire colpe, non è andare alla ricerca dei traditori, ma di comprendere gli errori per non ripeterli. La crisi che ha portato alla sfiducia del sindaco Lidya Colangelo ha origini lontane ed ha attraversato l’amministrazione sin dai primi mesi di vita, ma dovrebbe insegnare che nessuna maggioranza può sopravvivere senza dialogo. Che nessun progetto amministrativo può prosperare senza coesione. Che nessuna ambizione personale potrà mai prevalere sull’interesse collettivo. Perché secondo gli esperti la politica perde la sua funzione più alta quando smette di essere servizio e diventa soltanto contrapposizione. Dante, nel primo canto dell’Inferno, descriveva una condizione di smarrimento con le parole: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura”. Ogni comunità attraversa momenti simili, in cui la direzione sembra incerta e il futuro meno nitido. Ma l’insegnamento della Commedia è che dall’oscurità si può uscire solo intraprendendo un percorso, con coraggio e responsabilità. San Severo ha bisogno proprio di questo. Ha bisogno di una politica che torni a costruire percorsi e non soltanto schieramenti; di amministratori capaci di ascoltare prima di parlare. Di forze politiche che sappiano confrontarsi senza trasformare ogni divergenza in una frattura insanabile. Il rischio più grande, oggi, non è la crisi istituzionale. È la sfiducia dei cittadini. Quando le persone smettono di credere nella capacità delle istituzioni di migliorare la vita quotidiana, si allontanano dalla partecipazione, rinunciano all’impegno civico e guardano alla politica con disillusione. Recuperare quella fiducia, secondo i gli esperti della politica locale, sarà la sfida più difficile per chiunque si candiderà a guidare la città. Recuperare la fiducia significa anche riportare i sanseveresi alle urne, proprio quell’elettorato che rimette l’onere del voto con la convinzione che nulla possa cambiare. La politica locale dovrebbe ripartire da qui: valorizzare le energie positive della città, le associazioni, il volontariato, le imprese, i giovani, le competenze diffuse che ogni giorno contribuiscono al bene comune. Il futuro, dicono i saggi, non si costruisce cancellando il passato, ma imparando da esso. La vicenda della sfiducia deve diventare un monito per tutti gli attori politici: governare significa creare fiducia, custodirla e rafforzarla. Quando essa viene meno, non perde soltanto una maggioranza, perde un’intera comunità. Per questo il prossimo confronto elettorale dovrebbe essere l’occasione per alzare il livello del dibattito pubblico, sostituendo le polemiche con le proposte, le divisioni con la visione, gli interessi di parte con il progetto di città. San Severo merita una stagione nuova. Non fondata sulle promesse, ma sulla credibilità. Non sulle appartenenze, ma sulle competenze. Non sulle rivalità, ma sulla capacità di costruire insieme. E insieme, non può essere la semplice somma di voti, sigle o convenienze elettorali. Una città rinasce quando donne e uomini condividono una visione, mettono al centro la comunità e hanno il coraggio di costruire futuro. San Severo ha bisogno di questo: non di alleanze numeriche, ma di una “comunità”, di persone capaci di trasformare la fiducia dei cittadini in speranza, responsabilità e cambiamento.



