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Dopo venti anni il 4 luglio si è conclusa la missione in Afghanistan “RESOLUTE SUPPORT”, all’appello mancano 53 soldati caduti

Domenica 4 luglio 2021: la missione in Afghanistan, denominata “RESOLUTE SUPPORT”, dopo venti anni, si è conclusa: missione compiuta, l’obiettivo è stato raggiunto.
All’ appello, mancano 53 Soldati, Caduti onorando il giuramento alla Patria.
Abbiamo avuto anche 723 feriti.
Il Comandante della Brigata Folgore, Generale Beniamino Vergori, insieme agli ultimi Soldati, è in Italia, sbarcato nella base aerea militare della 46° Aerobrigata di Pisa.
E’ stato l’ultimo ad imbarcarsi sul C130 Hercules, dopo aver detto poche parole ai suoi Soldati: “Abbiamo fatto la nostra parte”.
La Bandiera di guerra del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore” era con lui e tornerà al suo posto: nella bacheca dell’ Ufficio di Comando, alla destra della scrivania del Comandante.
A riceverli nemmeno l’ombra di qualche alta rappresentanza politica-istituzionale. Nessuno per gli ultimi uomini del contingente italiano proveniente da Herat.
Cerimoniale alla mano, non vi era nessun obbligo, tuttavia l’assenza è inaccettabile.
Essere presenti significava dire grazie alle migliaia di uomini e donne, Cittadini in divisa, che hanno operato per venti anni in ambito internazionale, innalzando al sole, ogni giorno, il nostro Tricolore, in terra lontana ed ostile.
Salutare il ritorno degli ultimi Militari significava continuare a rendere il doveroso omaggio ai nostri Caduti, morti per dare speranze di vita ad un paese martoriato, per dare un futuro ai bambini, di ieri e di oggi.
Stringere la mano al Comandante di quella gloriosa Brigata significava stringere la mano ai tanti nostri feriti, 723 per l esattezza, colpiti da fuoco nemico, spesso con effetti irreversibili.
Qualcuno, nella base militare di Pisa, ci doveva essere, non per fare discorsi, ma per dimostrare l’ amore e la stima del Paese verso quanti, portando le stellette sul bavero della giacca o di una mimetica, onorano l’ Italia, offrendo la vita e il sangue, se è necessario.
Sono uno dei pochissimi nella mia famiglia a non aver portato le stellette, ma so come si indossano e, soprattutto, so perché si portano.
Tra i tanti Tricolori esposti per gli Europei di calcio, da lunedì scorso, batte al vento anche il mio.
Non è retto su un bastone di plastica, ma è issato all’asta di metallo, con il puntale a lancia di combattimento; la Bandiera non è di acrilico , ma di stamina: regge magnificamente, al sole, alla pioggia e batte magnificamente al vento.
Sentivo di farlo perché quei Soldati appena tornati meritano il meglio; perché i Ragazzi che sono in quella parte di Cielo che Dio riserva ai generosi vanno onorati; perché le Bandiere , colme di medaglie al Valore Militare, che tornano in Patria, da una missione che onora un intero Popolo, vanno salutate con gli onori.
Mai come in questa occasione vale il detto “gli assenti hanno sempre torto”.
E allora: “Onore alla Bandiera!”
Poi pensiamo alla finale, perché prima del gioco, vi è la vita, l’amore per ciò che siamo e per ciò che dobbiamo essere.

Avv. Dario de Letteriis

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