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Dove sono i cittadini di San Severo? Tutti si lamentano ed aspettano che sia “l’altro” a muoversi.

Sotto l’ombrellone dei sanseveresi, a mo’ di talk show, si è parlato di tutto. Si è solo parlato. Come sempre. Nessuno è sceso in piazza ad indignarsi, a manifestare contro questa sfida alla comunità ed alle istituzioni, dopo il caso delle due palme date alle fiamme in piazza dell’Incoronazione in un’anonima notte d’agosto. Anonimo come tale resta, il soggetto (od i soggetti) che ha vilipeso il verde pubblico. Fotografie e filmati delle “povere” palme in fiamme, simili al rogo medievale di un eretico, sono state postate sui social network e nessuno ha visto niente? Qual è l’illogica e criminale motivazione, che può avere spinto qualcuno a dar fuoco agli alberi? Si voleva, forse, cantare il folle incendio dell’Urbe, come Nerone, tra fiamme e fumo? Il fumo, probabilmente, era di altro tipo. Il boato degli ordigni rudimentali, ha continuato a spezzare il sonno ed i sogni dei sanseveresi. Soprattutto i sogni, di chi spera in una città migliore e di un futuro migliore nella sua città. Al momento, può continuare a sperare od andar via. Ma la speranza e la fiducia, vengono riposte in chi, in cosa? “Chi è onesto, non è tutelato”, è l’amaro aforisma che si sente ripetere da chi può camminare a testa alta. Chi è nelle regole, chi si attiene scrupolosamente allo stato di diritto (e dei doveri) è sfiduciato, perché la giustizia è forte con i deboli e debole con i forti. “Eppur si muove”, anzi continuano a muoversi i tanti scooter senza targa e nessuno si chiede “il perché”. Si ruba negli appartamenti e si prendono “in prestito” le automobili. Soste selvagge, traffico caotico, rissoso ed anarchico. L’auto, la moto ed il calesse con il cavallo (quello “di ritorno” è altra cosa), in questo contesto, vengono esibiti come simbolo di “potere” e nessuno si ferma (nemmeno rallenta) agli attraversamenti pedonali per favorire il transito di chi sta tentando di passare da una parte all’altra della via. Il riferimento è alle strisce, quelle bianche, che dovrebbero essere usate da chi vuol attraversare la strada. Le altre “strisce”, sempre bianche, invece, passano attraverso le narici. Se nel primo caso, in città, sono poche, nel secondo caso, abbondano. Traffico, traffici e traffichini. Furti, furtarelli e furfanti.

San Severo, sta attraversando, da tempo, un momento difficile dal punto di vista della sicurezza/ordine pubblico e della conseguente “felicità sociale”, insieme al dato oggettivo del lavoro che manca. Quello che accade è un chiaro segnale di disagio sociale, e di beffa alle autorità, anche perché non ci sono serie politiche di sviluppo. Non c’è un tessuto imprenditoriale che cresce e, quindi, non si creano posti di lavoro. Le altre cause risiedono anche nella cosiddetta “società civile”, dove la paura diventa uno dei motivi. Si vive in una comunità (nessuno escluso) che non reagisce e non educa.

L’impresa etica crea valore aggiunto, socialità e cultura (come le sponsorizzazioni private di eventi culturali e sportivi che non ci sono più) perché le persone non pensano solo al denaro ma guardano al benessere sociale, ad un ritorno d’immagine. A volte, si potrebbero spendere meno risorse in fuochi d’artificio immotivati e cercare i giusti artifici per dirottare investimenti in eventi culturali di spessore, con artisti di chiara fama.

I singoli cittadini si devono aggregare, devono condividere idee ma fare “i fatti” ed essere tutelati, però. Delegare solo “agli altri” non va più bene. La corresponsabilità è il nuovo percorso, la coesione sociale ne è la segnaletica, che conduce davvero al bene comune.

È insito nell’essenza del voto, ciò che vuol dire “rappresentatività” amministrativa dell’elettorato. Il popolo è sovrano ed elegge i suoi rappresentati che si mettono al suo servizio. La politica deve ascoltare, quindi, quello che giunge dal basso: le associazioni, i cittadini, i movimenti, devono cercare soluzioni e portarle alle istituzioni che hanno il dovere di dare le risposte. La prima è quella della rimozione di tutto ciò che evoca degrado (vedi teoria delle “finestre rotte”).

Nella “Città dei campanili”, regnano paura e sfiducia, quindi. Tutti, però, cercano un colpevole: compreso lo psico-pedagico “amico immaginario”. Le forze dell’ordine (poche) sono in piena attività investigativa. Certamente quella d’intelligence è la più efficace, così come avviene in altre realtà in cui il crimine organizzato od anche la microcriminalità lanciano la sfida allo Stato ed a chi lo rappresenta.

La libera e laboriosa comunità sanseverese, si sente minacciata ma, allo stesso tempo, si sta organizzando per farsi vedere unita e compatta? In un frangente storico-sociale in cui sembra chiudersi in se stessa, si lamenta di quello che accade, davanti al bar o nei salotti “radical chic”; mentre poi, chiusa la porta blindata di casa, guarda dall’occhio magico quello che accade. Di magico, oggi, non c’è più nemmeno la famosa “bacchetta”. Ad ognuno le proprie competenze, ci mancherebbe, ma il cittadino deve chiudere il triangolo compreso tra istituzioni e forze dell’ordine. C’è legittimo malcontento ma resta il pericoloso silenzio a far da cornice a questi atti delinquenziali, visto che, alla fine, dopo l’indignazione non accade niente. Martin Luther King: “Non temo le urla dei violenti, ma il silenzio degli onesti”.

 Beniamino PASCALE

 

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