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Draghi: “Squadre di lavoro per aiutare le amministrazioni locali e recepire le loro osservazioni e critiche”

(Regioni.it 4056 – 27/04/2021) “Ringrazio anche le Regioni, le Provincie e i Comuni, il cui ruolo va oltre queste consultazioni. Gli enti territoriali sono infatti determinanti per la riuscita del Piano”, dichiara il presidente del Consiglio, Mario Draghi, presentando il Pnrr al Parlamento. Il 40% del fondi viene destinato a Regioni ed Enti locali: “Voglio sottolineare l’importante ruolo svolto da Regioni e Enti locali nell’ambito dell’attuazione del Piano. Sono infatti responsabili della realizzazione di quasi 90 miliardi di investimenti, circa il 40% del totale, in particolare con riferimento alla transizione ecologica, all’inclusione e coesione sociale e alla salute”.
Sono sei le “missioni”, e cioè gli obiettivi da perseguire e realizzare con specifici progetti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza: 1) Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura; 2) Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica; 3) investimenti finalizzati allo sviluppo di una rete di infrastrutture di trasporto moderna, digitale, sostenibile e interconnessa; 4) Istruzione e Ricerca, incide su fattori indispensabili per un’economia basata sulla conoscenza; 5) politiche attive del lavoro e della formazione, all’inclusione sociale e alla coesione territoriale; 6) la Missione 6 riguarda la Salute.
Sono 248 i miliardi che compongono il Recovery Plan: “il primo obiettivo è riparare i danni creati dalla pandemia: il pil è caduto dell’ 8,7, i giovani e le donne hanno sofferto di più il calo dell’occupazione”.
Il monitoraggio del Pnrr è al Ministero dell’Economia, la Cabina di regia è a Palazzo Chigi.
Stanziati circa 50 miliardi per digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. Nessun taglio all’ecobonus e un impegno per estenderlo al 2023. Draghi parla anche di donne, giovani, Sud e assegno unico: “strumento onnicomprensivo per il sostegno alle famiglie”.
“Indubbiamente i tempi erano ristretti, – aggiunge Draghi – ma la scadenza del 30 aprile non è mediatica, è che se si arriva prima si avranno i fondi prima. La commissione andrà sui mercati a fare la provvista per il fondo a maggio, poi la finestra si chiuderà nell’estate: se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista sennò si andrà più avanti”.
“Il governo del Piano – aggiunge Draghi – prevede anche la creazione di squadre di lavoro che possano aiutare le amministrazioni locali e recepire le loro osservazioni e critiche. Per quanto riguarda il governo del Piano, questa sara’ definita in un provvedimento normativo che sarà adottato a breve”.
Il Governo ha deciso di stanziare ulteriori 30,6 miliardi per il finanziamento di un Piano nazionale complementare da affiancare al dispositivo europeo.
“Questo piano spiega Draghi – complementare finanzia progetti coerenti con le strategie del PNRR, che tuttavia eccedevano il tetto di risorse ottenibili dal dispositivo europeo. Il PNRR e il Piano complementare sono stati disegnati in modo integrato: anche i progetti del secondo avranno gli stessi strumenti attuativi. Sono stati stanziati, inoltre, entro il 2032, ulteriori 26 miliardi da destinare alla realizzazione di opere specifiche”.
Queste includono la linea ferroviaria ad Alta Velocità Salerno-Reggio Calabria – che sarà una vera alta velocità – e l’attraversamento di Vicenza relativo alla linea ad Alta Velocità Milano-Venezia È poi previsto il reintegro delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, utilizzate nell’ambito del dispositivo europeo per il potenziamento dei progetti ivi previsti per 15,5 miliardi. “Nel complesso potremo quindi disporre di circa 248 miliardi di euro. A tali risorse, si aggiungono poi quelle rese disponibili dal programma REACT-EU che, come previsto dalla normativa UE, vengono spese negli anni 2021-2023. Si tratta di altri fondi per ulteriori 13 miliardi. Se si tiene conto solo del piano e del Fondo Complementare, la quota dei progetti ‘verdi’ è pari al 40 per cento del totale. Quella dei progetti digitali il 27 per cento, come indicato dalle regole che abbiamo tutti insieme deciso in Europa. Il Piano destina 82 miliardi al Mezzogiorno su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40 per cento. C’è una forte attenzione all’inclusione di genere e al sostegno per i giovani”.
A turismo e cultura sono “destinati circa 8 miliardi di euro. Sono previsti interventi per la valorizzazione di siti storici e culturali, volti a migliorare la sicurezza, l’accessibilità e la loro attrattività. Ci sono inoltre investimenti nel digitale, per consentire il collegamento dell’interno ecosistema turistico e per migliorare la competitività delle imprese”. Da maggio parte la mappatura per avere entro 2026 la banda larga ovunque.
Il PNRR – spiega Draghi – “non è soltanto un piano di investimenti, ma anche e soprattutto di riforme”:
– “La riforma della giustizia affronta i nodi strutturali del processo civile e penale”;
– “La seconda riforma di sistema riguarda la Pubblica amministrazione, sulla cui capacità di rispondere in modo efficiente ed efficace incidono diversi fattori. Tra questi: la stratificazione normativa, la limitata e diseguale digitalizzazione, lo scarso investimento nel capitale umano dei dipendenti, l’assenza di ricambio generazionale e di aggiornamento delle competenze”;
– “Importanti semplificazioni negli iter di attuazione e di valutazione degli investimenti in infrastrutture, si procede a una semplificazione delle norme in materia di appalti pubblici e concessioni”.
-“abrogazione e modifica delle norme che frenano la concorrenza, creano rendite di posizione e incidono negativamente sul benessere dei cittadini. Questi principi sono essenziali per la buona riuscita del Piano: dobbiamo impedire che i fondi che ci accingiamo a investire finiscano soltanto ai monopolisti”.
Inoltre, “entro maggio presentiamo un decreto che interviene con misure di carattere prevalentemente strutturale volte a favorire l’attuazione del PNRR e del Piano complementare”.
“O attuiamo le riforme o la transizione energetica richiederà… fate voi i conti, più di 30-40 anni…”, afferma Draghi alla Camera. “E’ evidente che la transizione debba tendere all’utilizzo di idrogeno verde. Questo richiederà un’efficacia senza precedenti nel raggiungere i target di generazione di elettricità da sorgenti rinnovabili senza le quali si dovranno considerare tecniche alternative per la generazione del vettore idrogeno. Il target previsto è il 72% dell’elettricità globale da fonte rinnovabile nel 2030. Vuol dire installare circa 70 GigaWatt di potenza rinnovabile nei prossimi 10 anni. Il ritmo attuale e’ 0,8”.
“Il Recovery  permette investimenti – evidenzia Draghi – che sarebbero stati impossibili e impensabili fino a pochi giorni fa, un investimento sul futuro e sulle nuove generazioni”.
La riforma fiscale, infine, “è la vera sfida e serve una ampia condivisione politica”.

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