Droga nascosta nelle parti intime per il colloquio in carcere: scoperta e denunciata una donna della provincia di Foggia

Tentava di consegnare sostanza stupefacente a un familiare detenuto durante un colloquio in carcere, ma il piano è stato scoperto e bloccato dagli agenti della polizia penitenziaria. Protagonista della vicenda una donna proveniente dalla provincia di Foggia, denunciata dopo il sequestro della droga.
L’episodio si è verificato nella giornata di sabato 14 febbraio all’interno della casa circondariale “San Donato” di Pescara. La donna si era recata nell’istituto per incontrare un proprio congiunto detenuto, ma durante le procedure di controllo il suo comportamento ha insospettito le operatrici in servizio.
Sottoposta a perquisizione personale, la visitatrice è stata trovata in possesso di circa 100 grammi di hashish, abilmente occultati nelle parti intime. La sostanza, se fosse riuscita a entrare nella disponibilità dei detenuti, avrebbe potuto alimentare un giro illecito di migliaia di euro all’interno della struttura penitenziaria, con possibili ripercussioni sul sistema di debiti e pressioni che spesso si genera in questi contesti.
Il tentativo è stato immediatamente bloccato e la donna è stata deferita all’autorità giudiziaria competente.
Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), attraverso una nota del segretario provinciale Giovanni Scarciolla, ha espresso “vivo apprezzamento per l’ennesima operazione portata a termine con professionalità, attenzione e senso del dovere dal personale della polizia penitenziaria”, sottolineando il ruolo fondamentale degli agenti nel garantire sicurezza e legalità all’interno dell’istituto.
Secondo il sindacato, l’episodio dimostra ancora una volta l’importanza dei controlli e della vigilanza quotidiana svolta dagli operatori penitenziari, impegnati nel contrasto ai tentativi di introduzione di droga e nella tutela della sicurezza di detenuti, personale e collettività.
Il Sappe ha inoltre rinnovato l’appello alle istituzioni affinché venga riconosciuto concretamente il lavoro del Corpo di polizia penitenziaria, attraverso maggiori investimenti, organici adeguati e strumenti di prevenzione più efficaci.
Un intervento tempestivo, dunque, che ha impedito l’ingresso di droga in carcere e conferma l’attenzione sempre alta degli agenti nei confronti di ogni possibile rischio per la sicurezza interna.



