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Due Sanseveresi sono attualmente a XFactor25 nella band “Plastic Haze”

Due pugliesi, un sardo e un romano. Non è l’inizio di una barzelletta, ma la formazione dei Plastic Haze, il gruppo che sul palco di X Factor ha strappato al pubblico una standing ovation e conquistato i giudici con quattro “sì” pieni di entusiasmo.

Il frontman è Marco Bucci, classe ’95 di San Severo, voce e penna della band. Con lui, il concittadino Giuseppe Di Pasqua (’91) al basso, che firma il groove del gruppo. Alla batteria c’è il sardo Mattia Pilloni (Arborea, 1990) e alle chitarre il romano Jacopo Sabbadini (’93).

Sebbene il debutto ufficiale risalga al 31 ottobre 2021, le radici del progetto affondano nel 2020: in pieno lockdown, Bucci inizia a scrivere i brani di Realtà distorte, album che diventa la scintilla creativa. «Chiusi in casa, scrivere era l’unico modo per restare lucidi. Quando è stato possibile uscire, ho iniziato a cercare compagni di viaggio», racconta Marco.

Il primo a rispondere è Di Pasqua, incontrato durante un suo live. «Gli chiesi di arrangiare un pezzo. Mi disse: “Sì, ma pagami”. Poi ha ascoltato i brani e abbiamo iniziato a lavorare insieme». Nel 2021 nasce così “SONA!”, una jam session settimanale al Velvet Pub di Scalo San Lorenzo, presto diventata punto di riferimento per la scena musicale romana. È proprio lì che Marco e Giuseppe incontrano Pilloni e Sabbadini, che dopo qualche “corteggiamento” entrano stabilmente in formazione.

Il battesimo live avviene il 31 ottobre 2021: il primo pezzo suonato insieme è Time Is Running Out dei Muse, un brano simbolo che i Plastic Haze scelgono anche per le audizioni di X Factor, quasi un omaggio alle proprie origini. Il pubblico dell’Allianz Cloud (Arena) risponde con un’ovazione. «Quando ci siamo resi conto che tutti erano in piedi e che i giudici ci avevano dato quattro sì, non ci volevamo credere. Dopo anni di gavetta nei club romani, sembrava un sogno», confessa il frontman.

Ora la band è proiettata verso i bootcamp con un brano inedito, ancora top secret, che promette sorprese. Le critiche sui social non li spaventano: «Le leggiamo mangiando pop corn – scherza Marco – la migliore resta: “Il peggior gruppo di sempre”».

A dare peso al percorso della band, anche la recensione di Rolling Stone, che ha assegnato un 8,5, sottolineando come i Plastic Haze abbiano dimostrato talento e sacrificio, «bravi ma senza scorciatoie».

Per loro X Factor non è solo un talent, ma un trampolino per portare al grande pubblico un sound diverso, lontano dalle mode del pop e della trap. «Vogliamo dimostrare che un’altra musica è possibile – spiegano – e ringraziamo pubblico e giudici per questa opportunità».

E quando Paola Iezzi e la giuria li hanno definiti “quattro tamarri galattici”, la risposta, in dialetto sanseverese, è arrivata con il sorriso: «Píggje e pórt a chès»

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